Viterbo – (sil.co.) -Schiavizza due fidanzate che lo lasciano e lo denunciano. Doppio processo per un trentenne d’origine marocchina, difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati, comparso per la prima volta ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei. Entrambe italiane le vittime.
A suo carico, due distinti procedimenti. Uno per lesioni, maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona e stalking ai danni di una minorenne di Bassano Romano con cui ha avuto una contrastata relazione durata un paio d’anni, tra il 2015 e il 2016. L’altro per stalking, rapina, lesioni, violenza privata e violenza sessuale ai danni di una 22enne di Viterbo, con cui è stato fidanzato fino a novembre 2017.
Le due vittime si sono incontrate ieri in tribunale. Una l’ha perdonato, l’altra vuole la condanna.
A palazzo di giustizia anche i familiari delle varie parti, tra i quali ci sono state scintille e momenti di tensione, anche in aula, tanto da essere ammoniti e allontanati dalla presidente Mattei.
Perdonato dalla ex fidanzata minorenne
L’ex fidanzata minorenne, oggi ventenne, ha rimesso la querela, sostenendo che non voleva denunciarlo ma solo allontanarlo quando, diciassettenne, si è recata con la madre a riferire al comandante della locale stazione dei carabinieri Andrea De Fusco un’aggressione avvenuta la notte tra il 9 e il 10 febbraio 2016. “E’ stata mia madre a insistere per la querela”, ha detto la ragazza. Ma il processo, data la gravità delle accuse, va comunque avanti. In aula il padre, la nonna e il compagno della nonna della vittima, nonché il padre dell’imputato.
Tutti d’accordo che la coppia non poteva andare avanti: “Stavano sempre a litigare, si pizzicavano sempre”. Si sarebbero aggrediti reciprocamente.
“Pure mia nipote non era da poco – ha detto la nonna – se le davano tutti e due, ma si volevano bene”. Quella notte di febbraio di due anni fa l’avrebbero passata a litigare a casa del padre dell’imputato, da dove il trentenne avrebbe impedito alla giovane di uscire prendendola a calci ogni volta che si avvicinava alla porta. “Finché il padre, stufo, ha detto basta e ci ha cacciati, la mattina successiva”, ha detto in aula la ventenne.
Il processo riprenderà a luglio.
Parte civile l’ex fidanzata 22enne
Più complicata la storia successiva, sfociata il 10 marzo di quest’anno nell’arresto dell’imputato, tuttora in carcere per questa causa e giunto in tribunale scortato dalla polizia penitenziaria di Mammagialla. La ex, assistita dall’avvocato Luigi Mancini, si è costituita parte civile, intenzionata a fargliela pagare.
Secondo l’accusa, il trentenne l’avrebbe riempita di botte, le avrebbe sputato addosso e l’avrebbe costretta a rapporti sessuali. Inoltre l’avrebbe perseguitata e rapinata.
“Sin dall’inizio della relazione – si legge nella nota emanata dalla questura, in occasione dell’arresto – l’uomo si era mostrato violento, picchiando e ingiuriando in più occasioni la ragazza, sputandole addosso in preda all’ira e alla gelosia, per manifestarle con disprezzo il proprio possesso assoluto. Terrorizzata, per non essere picchiata ancora più violentemente, la giovane in più occasioni è stata costretta ad assecondare l’uomo nell’avere rapporti sessuali, in un clima di ansia e profonda paura”.
“Alla fine – secondo l’accusa – ha comunque trovato il coraggio di mettere fine della relazione. Ma l’uomo, una sera, l’ha tirata fuori dalla propria abitazione afferrandola per i capelli e l’ha picchiata nuovamente. Con pugni e calci, rubandole poi il cellulare. Terrorizzata e in preda all’ansia per la condotta dell’ex fidanzato che continuava a minacciarla e in virtù del proseguo degli atti persecutori, la ragazza si è rivolta alla squadra mobile”.
Il processo entrerà nel vivo il 15 gennaio.
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