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Tribunale - Violenza sessuale su minori - Per una mancata notifica, l'imputato ha subito due processi di primo grado, con richieste di condanna a quattro e sei anni e mezzo

Accusato di “toccare” il figlioletto in bagno, padre assolto dopo dieci anni

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

L'avvocato Simone Maria Fazio

L’avvocato Simone Maria Fazio

Viterbo – Padre accusato di violenza sessuale aggravata sul figlio di 10 anni, è stato assolto ieri dopo due incidenti probatori, due processi di primo grado e due richieste di condanna.

Nel frattempo sono passati dieci anni e la presunta vittima è diventata maggiorenne.

Secondo l’accusa avrebbe messo le mani addosso al bambino in bagno mentre lo aiutava a lavarsi, nei giorni in cui gli era affidato, durante la normale igiene personale, per estorcergli informazioni sulla vita privata della madre dalla quale si era separato due anni e mezzo prima. 

Le prime a insospettirsi furono le maestre, perché il piccolo non avrebbe fatto che piangere in classe.

Era il 5 marzo 2009 quando la madre, dopo avere fatto refertare il figlio presso una clinica privata riscontrando delle lesioni nelle parti intime, ha sporto denuncia contro l’ex marito che, secondo l’accusa, per circa un anno si sarebbe chiuso a chiave in bagno col bambino, costringendolo a manipolazioni sessuali contro natura. 

Sono seguiti due incidenti probatori. Uno relativo alle caratteristiche fisiche delle mani del padre (condotto dal medico legale Claudio Picca) e l’altro per cristallizzare la versione del bambino e stabilirne l’attendibilità (con perizia psicologica sul minore affidata alla psichiatra Cristiana Morera). 


Colpo di scena il giorno della sentenza

Il primo processo avrebbe dovuto chiudersi quattro anni fa. Era l’autunno del 2014, quando il pm Renzo Petroselli, nel frattempo in pensione, chiese quattro anni di reclusione e le parti civili un risarcimento di 100mila euro.

Ma il giorno della sentenza, il 2 dicembre 2014, il collegio, allora presieduto dal giudice Eugenio Turco (in missione a Belgrado per l’Anac dal 2016 e ora prossimo al rientro), fu costretto ad azzerare il procedimento e a rinviare tutto all’udienza preliminare.

Durante la camera di consiglio, i giudici avevano scoperto tra le carte una mancata notifica della prima udienza davanti al gup all’allora difensore dell’imputato. Un legale che peraltro non si era mai visto in aula durante l’intero processo, sostituito ogni volta da difensori d’ufficio nominati all’ultimo minuto.


Processo bis di primo grado per l’imputato

Tutto da rifare. Il presunto padre pedofilo è stato quindi nuovamente rinviato a giudizio dal gup e processato per la seconda volta. Stavolta con il pm Eliana Dolce a rappresentare la procura, che ieri, a distanza di dieci anni dai fatti contestati, risalenti al 2008, ha chiesto una condanna a sei anni e mezzo.

Il collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone ha deciso diversamente, assolvendo il padre dalle terribili accuse con la formula “perché il fatto non costituisce reato”.

L’imputato era difeso dall’avvocato Simone Maria Fazio. Il figlio e la madre, parti civili, erano assistiti dai legali Claudio Cesare Jacovoni e Antonella Dragoni.

“Nessun atto sessuale, è totalmente assente l’elemento della libido. Tutto è nato dall’esagerata esigenza di pulizia del minore da parte del padre, un perfezionista per quanto riguarda l’igiene personale, che durante i presunti abusi stava solo lavando il figlio, rivolto verso il rubinetto”, ha sottolineato più volte il difensore Fazio. 

L’intero processo è stato celebrato a porte chiuse, per la delicatezza della vicenda, ad eccezione della discussione, aperta al pubblico, con l’accordo di tutte le parti. 

Silvana Cortignani

 


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18 ottobre, 2018

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