Tuscania – (sil.co.) – Oltre sessanta chili di marijuana per un totale di 480mila dosi sono costati a un imprenditore 48enne una condanna a quattro anni di reclusione e al pagamento di una supermulta di 40mila euro per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.
E’ il viterbese arrestato l’8 maggio 2017 dai carabinieri di Soriano nel Cimino dopo il ritrovamento, nel vano doccia di una casa di famiglia disabitata a Tuscania, dell’ingentissimo quantitativo di droga che, per gli investigatori, se immessa sul mercato, avrebbe fruttato circa 600mila euro.
L’uomo, Alessandro Menghini, gestore di un distributore di carburante e di un night club a Vetralla, colto da un malore e ricoverato in casa di cura il giorno dell’arresto, non si è mai presentato davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone.
Nemmeno ieri, giorno in cui, prima della sentenza, avrebbe ancora potuto fornire la sua versione.
Un’assenza stigmatizzata dal pm Stefano D’Arma, che ha chiesto una condanna a quattro anni e mezzo e a 30mila euro di multa, sottolineando come solo l’imputato e una zia residente a Tarquinia avessero le chiavi dell’abitazione e come sia stata proprio la zia, suo malgrado, a far scattare l’allarme quando, trovando in bagno pacchi e pacchi di sostanza maleodorante, ha avvisato il nipote.
Il 48enne, difeso dall’avvocato Cinzia Luperto, avrebbe ammesso che quei pacchi sospetti erano roba sua, dicendo alla zia che avrebbe provveduto a portarli via. Peccato per lui che siano arrivati prima i carabinieri di Soriano, informati da una fonte confidenziale e piombati a Tuscania dopo meno di 24 ore.
“Evidentemente – ha sottolineato D’Arma – data l’ingentissima quantità di marijuana, l’imputato non ha fatto in tempo a organizzarsi per trasferirli in un altro luogo sicuro e, dato il valore, non voleva disfarsene buttando via lo stupefacente”.
Al momento del blitz dei carabinieri la casa era serrata. “Tutto barricato, tranne la finestra del bagno dove, nel vano doccia, abbiamo trovato stipati 64 chili di marijuana che, tolti gli involucri, è risultata pesare 58 chili. Abbiamo fatto il narcotest e abbiamo anche una relazione del Ris”, ha spiegato durante il processo il maresciallo Paolo Lonero, comandante della stazione di Soriano.
“All’interrogatorio di convalida davanti al gip Stefano Pepe, l’imputato ha fornito una sua versione molto fantasiosa, dicendo di avere affittato per due mesi la casa a un certo David, di cui non sapeva né il cognome, né il numero di telefono. Ma l’immobile, libero e disabitato dal 2014, non aveva allaccio alla corrente ed è risultato un consumo minimo di acqua, incompatibile con la presenza di un inquilino”, ha sottolineatp il sostituto procuratore D’Arma.
Il collegio ha fatto propria la tesi dell’accusa, facendo cadere soltanto l’aggravante della recidiva, con uno sconto di sei mesi sul periodo di reclusione, ma aumentando di diecimila euro l’entità della già salata multa da pagare alle casse dello stato. Totale: quattro anni di carcere e 40mila euro di multa in primo grado.
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