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Tribunale - Civita Castellana . L'imputata e il camorrista erano accusati della tentata estorsione di due milioni di euro e di stalking

Manda boss dal fratello per riscuotere l’eredità contesa, assolta assieme al capoclan

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Viterbo - Un'aula del tribunale

Viterbo – Un’aula del tribunale

Civita Castellana – (sil.co.) – Accusata di avere mandato otto anni fa un boss della malavita dal fratello per riscuotere la sua parte di eredità contesa, è stata assolta ieri pomeriggio dal collegio Adriana De Fenu.

E con la donna il coimputato, il boss della camorra Francesco Vallefuoco, 50 anni, arrestato nel 2012 dalla Dda di Bologna nell’ambito dell’operazione Vulcano che ha smantellato l’omonimo clan, di cui era il capo, attivo tra San Marino e la riviera romagnola.

Vallefuoco e la De Fenu sono finiti sotto processo a Viterbo, davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, per tentata estorsione e stalking in seguito al tentativo, finito in un nulla di fatto, di recuperare dal fratello Massimo De Fenu l’ingente somma di due milioni di euro, che l’imputata non era riuscita ad ottenere per vie legali.

Era il 2010 e i fatti sono avvenuti a Civita Castellana.

Massimo De Fenu è proprietario dei circa 150 ettari della tenuta di Terrano, ereditati dal padre ufficiale di cavalleria e dalla madre nobildonna dei Gonzaga di Mantova.

La sorella Adriana, che all’epoca viveva negli Stati Uniti, sarebbe stata convinta di ingaggiare una normale agenzia di recupero crediti. Dal fratello il boss si sarebbe però presentato dopo essersi fatto anticipare da due pregiudicati di Casal di Principe, minacciandolo con metodi mafiose e chiedendogli due milioni di euro tramite un pizzino.

Ma la vittima si rivolse subito ai carabinieri, facendo cadere in trappola i persecutori. Per la sorella e il presunto complice è scattata la denuncia, seguita da un lungo processo che, a distanza di quasi un decennio da quei fatti, si è concluso ieri con l’assoluzione di entrambi gli imputati. 


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15 novembre, 2018

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