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Operazione Happy Farm - Questa mattina in tribunale

Marijuana nell’azienda agricola, oggi la convalida degli arresti

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La marijuana sequestrata nel blitz

La marijuana sequestrata nel blitz

I carabinieri illustrano i dettagli dell'operazione

I carabinieri illustrano i dettagli dell'operazione

Le bustine per il confezionamento

Le bustine per il confezionamento

Il materiale sequestrato

Il materiale sequestrato

Parte della droga sequestrata

Parte della droga sequestrata

Compariranno in aula questa mattina i tre arrestati dell’operazione Happy Farm (fotovideo 1 * video 2).

Padre, figlio e fidanzata di quest’ultimo sono finiti in manette con l’accusa di aver allestito una serra per coltivare marijuana dentro una grotta, in un’azienda agricola di Vetralla.

Questa mattina l’udienza di convalida dell’arresto, fissata per le 12,30 in tribunale.

Ci saranno tutti e tre: il 55enne vetrallese R.S., titolare dell’azienda, il figlio 27enne A.S. e la fidanzata 26enne T.F..

Il blitz nell’azienda agricola, denominato Happy Farm, è scattato all’alba di mercoledì mattina. Due le particolarità dell’operazione: il modo e il luogo in cui veniva prodotta e coltivata la marijuana. Un sofisticato impianto, collocato all’interno di una grotta, nel vastissimo terreno dell’azienda, consentiva di creare le condizioni ideali per coltivare un’abbondante piantagione di marijuana.

70 le piante finite sotto sequestro, per un totale di quasi 30 chili di marijuana. Sequestrate anche tutte le attrezzature per produzione e confezionamento della droga: dalle lampade agli umidificatori; dalle prese temporizzate al cellophane. Fino alle centinaia di bustine con il simbolo della foglia di marijuana per consegnare agli acquirenti piccole quantità di stupefacenti. Particolare che ha suggerito agli investigatori che, oltre a vendere la droga in grosse quantità, l’azienda sfruttasse anche il canale della vendita al dettaglio.

A spingere i tre verso il business della marijuana sarebbe stata la crisi. Solo con produzione di formaggio e allevamento di bestiame l’azienda non riusciva più a sopravvivere. Da qui la scelta di affiancare lo spaccio alle ordinarie attività.


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1 giugno, 2012

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