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Operazione Happy Farm - Completamente scarcerata la ragazza - Obbligo di firma per gli altri due

Marijuana nell’azienda agricola, liberi tutti

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La marijuana sequestrata nel blitz

La marijuana sequestrata nel blitz Happy Farm

Le bustine per il confezionamento

Le bustine per il confezionamento

Il materiale sequestrato

Il materiale sequestrato

Parte della droga sequestrata

Parte della droga sequestrata

Scarcerata la ragazza, obbligo di firma per padre e figlio.

Si è conclusa così l’udienza per i tre arrestati dell’operazione Happy Farm (fotovideo 1video 2).

Il gip del tribunale di Viterbo Francesco Rigato ha convalidato gli arresti e accolto in pieno le richieste dei difensori di R.S., 55enne titolare dell’azienda, del figlio 27enne A.S. e della fidanzata 26enne T.F..

Per tutti e tre le manette erano scattate all’alba di mercoledì mattina, a seguito del blitz dei carabinieri denominato “Happy Farm”, allegra fattoria.

Nell’azienda vetrallese in località Carrozza i carabinieri del maresciallo Angelo Ciardiello avevano trovato una florida piantagione di marijuana nascosta in una grotta. Oltre alla droga, c’era tutto l’occorrente per produrla e coltivarla: dalle lampade agli umidificatori; dalle prese temporizzate al cellophane. Fino alle centinaia di bustine con il simbolo della foglia di marijuana per consegnare agli acquirenti piccole dosi di stupefacenti. Da qui, gli arresti di padre, figlio e fidanzata.

Il ruolo di quest’ultima, in particolare, è risultato fortemente ridimensionato. La ragazza, difesa dall’avvocato Paolo Delle Monache, avrebbe detto in udienza di essere completamente all’oscuro dell’attività di spaccio scoperta dai militari. Quel giorno, non doveva neppure trovarsi in azienda. Era lì solo per fare una sorpresa al fidanzato.

Quanto a padre e figlio, avrebbero ammesso di essersi dedicatiper qualche mese al business della droga, ma solo per risollevare le sorti dell’azienda.

Per la ragazza, il suo difensore Delle Monache ha chiesto e ottenuto la completa scarcerazione. Obbligo di firma tre volte la settimana per padre e figlio, a fronte della richiesta di arresti domiciliari avanzata dai loro legali Francesco Massatani e Bruno Barbaranelli. Misura che consentirà loro di continuare a portare avanti l’attività.


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2 giugno, 2012

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