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Operazione Ichnos - I carabinieri dopo l'arresto di Ismail Rebeshi, il più grande trafficante di droga del Viterbese - Era già finito in manette nel 2010, durante la maxiretata Gullit - Sequestrati chili di cocaina ed eroina, più di 37mila euro, fucili, pistole, mine antiuomo e bombe a mano

“Un uomo pericoloso, legato alla criminalità italiana e albanese”

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Ismail Rebeshi

Ismail Rebeshi

L'operazione Ichnos dei carabinieri - Nel riquadro: Ismail Rebeshi

L’operazione Ichnos dei carabinieri – Nel riquadro: Ismail Rebeshi

Operazione Ichnos - Gli arrestati: Massimo Leoni, Vincenzo Polito, Ismail Rebeshi e Giuseppe Tinenzo

Operazione Ichnos – Gli arrestati: Massimo Leoni, Vincenzo Polito, Ismail Rebeshi e Giuseppe Tinenzo

L'operazione Ichnos dei carabinieri - Nel riquadro: Ismail Rebeshi

L’operazione Ichnos dei carabinieri

Lucia Dilio, comandante della compagnia dei carabinieri di Carbonia

Lucia Dilio, comandante della compagnia dei carabinieri di Carbonia

Viterbo – Essere il più grande trafficante di droga del Viterbese non gli bastava. Ismail Rebeshi sarebbe stato legato anche alla criminalità italiana e albanese. Lo hanno ricostruito i carabinieri di Carbonia che hanno arrestato il 35enne, nato in Albania ma residente a Viterbo, nell’ambito dell’operazione Ichnos, che ha smantellato un traffico di droga tra Sardegna, Lazio e Lombardia.

Rebeshi è accusato, insieme ad altre tre persone, di associazione a delinquere finalizzata alla detenzione e al traffico di stupefacenti, spacciati anche a minori. Proprietario e gestore, secondo gli inquirenti, di un deposito d’auto sulla Cassia Nord e del night club Shisha in via della Palazzina, è a Mammagialla dopo essere stato arrestato, su disposizione del tribunale di Cagliari, dai carabinieri sardi e del comando provinciale di Viterbo.

Oltre a Rebeshi, l’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata notificata pure al 48enne romano Vincenzo Polito, già recluso a Rebibbia. Secondo i militari di Carbonia, che li definiscono persone “pericolose”, Rebeshi e Polito sarebbero stati i “fornitori di cocaina ed eroina di un’associazione sarda. Nonostante i sequestri di rilevanti quantitativi di droga durante le indagini, non hanno cessato la propria attività illecita, continuando il flusso costante di eroina, cocaina e denaro tra il continente e la Sardegna, fungendo da tramite stabile tra le organizzazioni criminali dedite al traffico di stupefacenti operanti nel Lazio, nella Lombardia e all’estero”.

Sono invece finiti ai domiciliari Massimo Leoni, 42enne lombardo, e Giuseppe Tinenzo, 40enne di Torre Annunziata (Napoli) residente a Somma Lombarda (Varese). “In diverse occasioni – sottolineano i carabinieri -, hanno partecipato alle forniture di droga destinate al sodalizio sardo”.

Le indagini, coordinate dalla direzione distrettuale antimafia di Cagliari, sono partite a settembre 2017. “L’operazione – spiegano gli investigatori – ha permesso di smantellare un’articolata compagine criminale, dotata di una stabile struttura operativa e con una forte rete di legami con camorra e ‘ndrangheta. La compagine criminale era dedita al sistematico traffico e smercio di ingenti quantitativi di cocaina ed eroina, e aveva contatti con fornitori di stupefacenti in Colombia e in Albania. I rilevanti quantitativi di droga movimentati durante le indagini denotano lo stabile collegamento con ambiti criminali in grado di fornire ingenti quantitativi di stupefacente”.

Tra settembre e dicembre 2017, infatti, il solo Vincenzo Polito avrebbe “ceduto circa cinquanta chili di droga” a uno dei capi dell’associazione sarda. Il 48enne romano, “legato alle cosche di ‘ndrangheta di Reggio Calabria” e già “condannato a 8 anni e 6 mesi per traffico di stupefacenti”, è a Rebibbia da marzo, quando è stato “arrestato nell’ambito di una maxioperazione dei carabinieri di Roma che ha smantellato due gruppi criminali, uno di stampo camorristico e l’altro legato alle ‘ndrine calabresi”. A inizio anno Polito è finito in carcere per “associazione a delinquere finalizzata al traffico di cocaina, aggravato dall’uso delle armi”.

Ismail Rebeshi, invece, “legato a trafficanti internazionali albanesi, da novembre 2017 a febbraio 2018, ha fornito al gruppo sardo sei chili di cocaina e un chilo e mezzo di eroina”. Il 35enne era già stato arrestato l’8 giugno del 2010, al culmine della maxioperazione Gullit che stroncò un traffico internazionale di droga. Dopo due anni di indagini, coordinate dalla Dda di Roma, la maxiretata di carabinieri, finanziari e poliziotti viterbesi. Misero le manette a otto persone e setacciarono il capoluogo e la provincia, dove erano localizzate, insieme a Livorno e Roma, le basi dell’organizzazione che spacciava cocaina proveniente da Albania, Belgio e Spagna. “Pur sotto la copertura di due attività apparentemente lecite, essendo proprietario e gestore del night club Shisha e di un deposito d’auto a Viterbo, Rebeshi ha mantenuto un ruolo predominante nel reperimento della droga e nello spaccio nel centro Italia”, evidenziano oggi i militari sardi.

Durante l’operazione Ichnos, condotta dai carabinieri della compagnia di Carbonia, guidati dal capitano viterbese Lucia Dilio, sono state arrestate anche cinque persone in flagranza. Quindici, invece, i fermati. È stato inoltre sgominato uno strutturato gruppo criminale che, spartendosi il traffico di droga da nord a sud, in soli cinque mesi avrebbe importato in Sardegna ben 85 chili di stupefacenti. Sono stati sequestrati anche quindici chili di cocaina e un chilo e mezzo di eroina. Oltre a 37mila 145 euro, ritenuti provento dell’attività criminale, armi e munizioni. I carabinieri, nei boschi a sud della Sardegna, hanno infatti trovato una pistola a tamburo belga, un fucile mitragliatore, due fucili semiautomatici, una bomba a mano, due mine antiuomo ed esplosivi.


Articoli: Arrestato il più grande trafficante di droga del Viterbese – Traffico di droga fra Sardegna e Lazio, un arresto a Viterbo


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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28 novembre, 2018

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