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Tribunale - Spaccio - Otto mesi a Rodolfo Feliz Castillo - La difesa pronta a ricorrere in appello per l'assoluzione

Coca nel barattolo del riso, condannato ex giocatore di baseball

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Rodolfo Feliz Castillo

Rodolfo Feliz Castillo

L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis

Viterbo – (sil.co.) – Nascondeva 35 grammi di cocaina nel barattolo di riso per preservarla dall’umidità, condannato a otto mesi l’ex giocatore di baseball Rodolfo Feliz Castillo. 

La difesa ha ottenuto la derubricazione da comma 1 a comma 5, vale a dire il riconoscimento della modica quantità. 

E’ il 37enne d’origine dominicana arrestato una prima volta il 18 maggio 2014 nell’ambito dell’operazione Babele e finito un’ultima volta in carcere, sempre per spaccio, lo scorso mese di febbraio dopo che era stata trovata della cocaina nella cassetta della posta e anche in una cassapanca della sua abitazione, vicino piazza Fontana Grande, per complessivi 41 grammi, pari a 104 dosi. 

L’arresto per la cocaina nascosta nel riso, stile tartufi, risale invece al 13 aprile 2016, quando i carabinieri piombarono nella presunta casa di Castillo, sempre nel centro storico di Viterbo, in seguito a una soffiata, e lo arrestarono per detenzione ai fini di spaccio di stupefacente. All’epoca Castillo si è fatto otto mesi di domiciliari, tanti quanti la condanna in primo grado.

Ieri la sentenza, con la condanna a otto mesi dopo che il giudice ha accolto la richiesta del difensore Samuele De Santis di  derubricare l’imputazione di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, riconoscendo la modica quantità. 

Il diretto interessato in aula ha negato. “Non era mia la cocaina nascosta nel barattolo del riso”, ha detto al giudice Giacomo Autizi nell’udienza dello scorso 14 maggio, spiegando come l’appartamento in cui lo stupefacente è stato rinvenuto fosse un porto di mare.

Non basta però a Castillo essersi salvato da una pena più pesante. Contro la condanna a otto mesi in primo grado la difesa è pronta a ricorrere in appello. “Siamo soddisfatti per la ottenuta derubricazione del reato, ma, lette le motivazioni della sentenza, ricorreremo in appello per un’assoluzione nel merito”, anticipa De Santis. 

“Non era casa mia, il mio nome sulla cassetta della posta c’era solo perché aspettavo che il corriere mi portasse un pacco. Avevo fatto un acquisto su internet e dato l’indirizzo di un connazionale, perché all’epoca abitavo a Orte”, ha detto, anche se in quell’abitazione c’erano dei suoi indumenti e perfino un avviso di conclusioni indagini a suo nome. “E’ perché avevo con me il borsone. Inoltre a volte mi fermavo lì per farmi una doccia”, si è giustificato.

Quattro anni fa, dopo un mese dal primo arresto, il dominicano era già ai domiciliari, con il braccialetto elettronico. Salvo farsi arrestare nuovamente il 20 agosto 2015 con l’accusa di evasione, da cui è stato assolto, dimostrando che stava recandosi in questura, alla vigilia della nascita della figlia, per i documenti all’immigrazione. E’ poi stato denunciato a piede libero perché, per tornare in libertà, avrebbe presentato un falso contratto di lavoro.

Infine l’arresto di febbraio, due mesi dopo il fermo del 20 dicembre 2017 del presunto complice, arrestato mentre prelevava un involucro contenente cocaina dalla cassetta della posta della casa dove abita Castillo. 


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4 dicembre, 2018

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