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Tribunale - Fabrica di Roma - Poteva finire in tragedia la lite tra due uomini davanti a un bar - Se la cavano con sei mesi, ma l'accusa aveva chiesto pene ben più pesanti

Uno tira pugni e l’altro lo minaccia col fucile da sub, condannati

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Fabrica di Roma – Uno tira pugni e l’altro minaccia di infilzarlo con un fucile subacqueo. 

Dopo oltre otto anni se la sono cavata con una condanna a sei mesi ciascuno, ma hanno rischiato grosso i due uomini, entrambi sia imputati che parti offese, venuti alle mani la notte tra il 19 e il 20 giugno 2010 davanti a un bar di Fabrica di Roma. Una serata che poteva finire in tragedia.

L’accusa aveva chiesto pene di tre anni per lesioni aggravate e di un anno e mezzo per minacce aggravate e porto abusivo di armi atte ad offendere, tenendo conto che uno ha mandato in coma a forza di pugni l’altro, che nel frattempo lo avrebbe aggredito con un fucile subacqueo e un coltello.

Il giudice Silvia Mattei, sentite le difese, ha inflitto sei mesi ciascuno agli imputati che, nel frattempo, hanno ritirato le reciproche querele e avrebbero anche fatto pace. 

Ad avere la peggio fu l’uomo armato di fucile da sub. Colpito da un violentissimo pugno alla testa fu ricoverato in coma in ospedale. 

Difeso dall’avvocato Lucio Angius, che ha invocato la legittima difesa, l’aggressore, un italiano del posto, oggi 42enne, era accusato di lesioni aggravate per aver mandato in coma il rivale, sferrandogli diversi pugni al volto, scagliandolo contro un muro e facendolo cadere rovinosamente a terra. Impressionante il referto che parla di “ematoma subdurale e parietale sinistro con segni di diffusione sub aracnoidea e compressione del terzo ventricolo”, il quale, secondo la procura, avrebbe messo in pericolo di vita la vittima. L’accusa ha chiesto una condanna a tre anni. 

Sul banco degli imputati anche la vittima, un 61enne originario della provincia di Catanzaro, anche lui residente a Fabrica di Roma, accusato invece di porto abusivo di armi atte ad offendere e minacce aggravate per essersi parato davanti al contendente con un coltello e anche con un fucile subacqueo recuperato al volo nella propria abitazione che, secondo il difensore Parroccini, non sarebbe stato idoneo a sparare. Per lui il pm ha chiesto una pena di un anno e mezzo. 

Silvana Cortignani


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8 dicembre, 2018

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