Sutri – Non era lui il topo d’appartamento, malandrino fu il buco della serratura.
E’ stato assolto con formula piena dopo ben cinque anni un muratore quarantenne di Sutri accusato ingiustamente di furto aggravato in un’abitazione di Castel Sant’Elia dove un venerdì di luglio del 2013 i ladri avevano fatto razzia dei gioielli dei padroni di casa. L’uomo c’è finito in mezzo per colpa di uno scambio di persona.
L’imputato è finito nei guai in seguito all’identikit fornito agli investigatori da una vicina di casa della vittima, che aveva visto i banditi darsi alla fuga dal buco della serratura, senza avere il coraggio di aprire la porta per paura di essere aggredita, ma cercando di sbirciare le fattezze dei malviventi, preoccupandosi di dare immediatamente l’allarme.
“Peccato che il muratore quarantenne di Sutri, quel giorno, non potesse essere in alcun modo a Castel Sant’Elia, perché nel luglio 2013, dal lunedì al venerdì, lavorava in un cantiere a Roma, come confermato durante il processo dai titolari dell’impresa edile in cui era impiegato”, spiega il difensore Vincenzo Petroni, sottolineando come l’ormai ex imputato sia una persona incensurata che negli ultimi cinque anni, a causa del processo in corso, ha molto sofferto.
La stessa vicina, vedendoselo davanti in aula quando è venuta a testimoniare, ha detto di non riconoscere nel muratore il ladro visto mentre scappava dall’occhiello della porta.
Fatto sta che anche la pubblica accusa, seppure per insufficienza di prove, ha chiesto l’assoluzione. Ma il giudice Elisabetta Massini, prendendo atto delle ragioni della difesa, ha chiuso il processo assolvendo con formula piena il muratore. Perché il fatto non sussiste.
“Naturalmente siamo più che soddisfatti della sentenza, ma nessuno potrà risarcire il mio assistito per essere stato ingiustamente additato come ladro per oltre cinque anni”, il commento di Petroni.
Silvana Cortignani
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