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Tribunale - Gli abusi sarebbero avvenuto durante un weekend sul lago di Bolsena - Vittima l'amica del cuore della figliastra dell'imputato

Violenta una tredicenne durante gita in camper, condannato a tre anni

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Centro antiviolenza "L'Albero di Antonia" di Orvieto

Centro antiviolenza “L’Albero di Antonia” di Orvieto

Centro antiviolenza "L'Albero di Antonia" di Orvieto

Centro antiviolenza “L’Albero di Antonia” di Orvieto

Centro antiviolenza "L'Albero di Antonia" di Orvieto

Centro antiviolenza “L’Albero di Antonia” di Orvieto

Viterbo – Abusa di una tredicenne durante una gita in camper sul lago di Bolsena, condannato a tre anni per violenza sessuale aggravata un uomo di 46 anni, vicino di casa e patrigno della migliore amica della vittima.

Era il 2011. L’imputato, di Orvieto, avrebbe portato con sé una coppia di amici ventenni e entrambe le adolescenti per trascorrere con loro un weekend al lago.

Secondo l’accusa, nel cuore della notte, l’imputato avrebbe tentato di approfittare della tredicenne, alla quale sarebbe riuscito anche a strappare i vestiti di dosso prima che aggressione venisse inconsapevolmente bloccata dalla figliastra, svegliatasi all’improvviso per un malore.

Per protestare contro la violenza sulle donne e le lungaggini del processo, il 16 maggio 2017, davanti al palagiustizia di via Falcone e Borsellino fecero un sit-in le attiviste del centro antiviolenza “L’Albero di Antonia”, un centro d’ascolto sorto a Orvieto nel 2010, che collabora con una struttura di accoglienza per donne e minori di Narni.


– Sit-in davanti al tribunale per dire “no” alla violenza sulle donne


Tornando a sette anni fa, il giorno successivo alla presunta violenza, al rientro a Orvieto, la vittima avrebbe confidato gli abusi ai familiari, che hanno sporto denuncia ai carabinieri della Rupe.

Il processo, partito a Orvieto, è stato poi trasferito a Terni, per arrivare infine a Viterbo per competenza territoriale. Per la sentenza di primo grado ci sono così voluti sette anni.

Il 46enne, che ricorrerà in appello, è stato condannato a tre anni dal collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei. Parte civile i genitori della ragazzina, oggi ventenne, cui è stato riconosciuto il risarcimento dei danni in sede civile. 

“Siamo venute a portare la nostra solidarietà alla vittima, che ha dovuto subire più interrogatori, convivere con il trauma terribile degli abusi che ha subito, ma ancora non sa quando finirà questo supplizio”, spiegarono un anno e mezzo fa le manifestanti. Otto volte “no” la scritta sul cartello più grande, lungo e fissato a un’asta, come fosse una bandiera: “No processi alle vittime, ma condanne agli stupratori”. 

Silvana Cortignani

 


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15 dicembre, 2018

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