Vejano – Picchia la moglie con la figlia in braccio, facendo cadere a terra la bimba di pochi mesi, ma lei non lo denuncia. Lo farà quattro mesi dopo quando l’uomo, un immigrato d’origine marocchina, l’aggredirà per l’ennesima volta, tentando di costringerla a un rapporto sessuale non consensuale e facendola finire in ospedale con una prognosi di venti giorni.
La donna, una connazionale, fu soccorsa dai carabinieri della stazione di Vejano, guidati dal comandante Paolo Esposito, e trasferita in una casa protetta della Regione Lazio con le figlie, la piccola e una bambina di tre anni. ma dopo cinque giorni la vittima lasciò la struttura in cui era ospitata, ritirando la querela e tornando col marito, accusato di maltrattamenti in famiglia, tentata violenza sessuale e lesioni gravi, reati procedibili d’ufficio.
La coppia, nel frattempo si è trasferita a Prato, in Toscana. Il processo, invece, si è aperto ieri mattina davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, pm Massimiliano Siddi, davanti ai quali il comandante Esposito ha ricostruito la tormentata vicenda.
“Dal 28 agosto 2016 abbiamo effettuato una serie di interventi, chiamati sempre dalla moglie, anche se non abbiamo mai assistito ai presunti episodi di violenza. I due avrebbero litigato per gelosia, a causa della ex moglie italiana dell’imputato, con cui l’uomo aveva avuto una figlia. Il 28 agosto, durante una lite, il marito avrebbe spinto la moglie, facendole cadere la bimba dalle braccia. Medicate, riportarono una prognosi di sette giorni, ma lei si rifiutò di fare denuncia, adducendo motivi legati alla religione e alla cultura del suo paese d’origine”, ha spiegato il militare.
Il 9 dicembre 2016 l’episodio clou. “La donna ci chiamò dicendo di essere stata percossa dal marito, tornato a casa ubriaco, in seguito al suo rifiuto di fare sesso con lui. Fu portata a Belcolle e medicata con venti giorni di prognosi, quindi sporse denuncia e scattò il piano di protezione, per cui fu trasferita in una località nascosta, in una casa rifugio, con le figlie minori. Ma dopo cinque giorni lei si ripresentò in caserma per ritirare la querela, dopo di che si sono trasferiti in Toscana”, ha proseguito il comandante.
Il collegio ha disposto la ricerca della donna, per sentirla al processo come testimone, fissando la prossima udienza al 19 marzo.
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