Montefiascone – E’ ripreso il processo a uno dei due banditi che il 6 luglio 2017 ha messo a segno un colpo, insieme a un complice non identificato, in una cartolibreria in via Dante Alighieri, a Montefiascone. In aula è stata ascoltata la titolare del negozio e il maresciallo dei carabinieri che intervenne sul luogo poco dopo l’accaduto.
Imputato, davanti al giudice Silvia Mattei, uno straniero tradito da un sopracciglio in parte “mancante”. Particolare, quello del sopracciglio, non sfuggito alla parte offesa che, anche ieri in tribunale, ha identificato nell’imputato, per via di questa caratteristica, il responsabile del fatto.
Erano all’incirca le 17,30 del 6 luglio di due anni fa quando nella cartolibreria avevano fatto irruzione due giovani a volto scoperto e disarmati. I due uomini, cogliendo la commerciante di sorpresa, sarebbero andati con fare sicuro verso l’interruttore, spegnendo la luce che era accesa all’interno del locale, e avrebbero poi costretto la donna a consegnare l’incasso della giornata.
Dopo essersi fatti consegnare il denaro, i due malviventi si erano allontanati a piedi facendo sparire le proprie tracce. La donna era però riuscita ad attivare l’allarme e sul posto erano giunti, poco dopo l’accaduto, i carabinieri. A processo è finito soltanto uno dei due presunti colpevoli, catturato a e rintracciato dalle forze dell’ordine in un centro di accoglienza della zona.
Ieri in aula era presente l’imputato, un nigeriano di 26 anni, difeso dall’avvocato Lorenzo Lepri. Chiamata a testimoniare la vittima cui è stato sottratto l’incasso, costituitasi parte civile e assistita dall’avvocato Silvia Lombardi.
Al centro dell’udienza il particolare del mancante sopracciglio sinistro dell’imputato e un altro elemento: il rapinatore avrebbe indossato una maglia rossa e bianca, ma al momento del suo ritrovamento nel centro di accoglienza il presunto colpevole aveva invece una canotta scura.
“Riconosco la persona che mi ha sottratto l’incasso”. La titolare della cartolibreria, chiamata a testimoniare in aula, ancora piuttosto scossa nel ricordare quel pomeriggio del luglio 2017, ha stabilito l’orario della rapina intorno alle 17, 30 o al massimo le 18 e ha riconosciuto nell’imputato il presunto responsabile. La donna ha poi ricostruito i fatti ricordando come i due banditi avessero spento la luce per mettere a segno il colpo indisturbati al buio, la loro richiesta di dargli l’incasso, la sua prontezza nell’attivare l’allarme e l’arrivo dei carabinieri.
La vittima ha specificato che l’incasso sottratto riguardava sia l’ammontare della giornata, circa 1200 euro, sia una cinquantina di euro lasciati all’interno di un cassetto e infine anche circa 70 euro presenti all’interno della sua borsa.
“Non mi sono ribellata perché ero troppo spaventata – ha specificato la parte offesa -. Mi urlavano che dovevo stare zitta e ferma”.
La vittima ha detto anche di essere andata dai carabinieri, ai quali ha anche presentato la querela, per un riconoscimento fotografico e ha aggiunto che l’uomo identificato all’epoca era lo stesso presente in aula. Particolare inconfondibile per la titolare della cartoleria quel sopracciglio mancante. L’uomo inoltre era già noto alla vittima perché più volte aveva acquistato nel suo negozio qualche ricarica per il cellulare.
In aula anche il maresciallo dei carabinieri che raggiunse alcuni colleghi già intervenuti sul posto, poco dopo l’accaduto, e che fu tra i primi a raccogliere la testimonianza della vittima.
Il maresciallo ha detto di aver rintracciato l’imputato in un centro di accoglienza della zona. Nella struttura, stando alla testimonianza, erano ospitate all’incirca una quarantina di persone.
“Lo abbiamo individuato per via del sopracciglio mancante e poi lo abbiamo portato in caserma”. Il maresciallo ha anche affermato di avere individuato l’imputato all’interno della struttura con abiti diversi (in specifico una canottiera scura) rispetto a quelli indossati durante la rapina.
Il carabiniere ha però specificato che un operatore riferì che l’imputato, quando rientrò nel centro di accoglienza, era piuttosto strano e che si cambiò di abiti. L’operatore inoltre, stando al teste, avrebbe notato nel presunto responsabile un atteggiamento “strano” in quanto piuttosto che andare nella sala comune a mangiare si sarebbe recato immediatamente in camera. Il carabiniere ha infine specificato che nel perquisire il suo posto letto non ricorda di aver rinvenuto la refurtiva.
Particolare importante per la difesa che ha inoltre chiesto se vi fossero nella struttura o in altri centri vicino, in totale sarebbero quattro o cinque quelli della zona, altre persone con il sopracciglio mancante. Una domanda alla quale in aula non è stato possibile fornire una risposta certa.
Il giudice Silvia Mattei al termine delle testimonianze ha rinviato al 20 febbraio per ascoltare in aula quattro teste del pm.
Maurizia Marcoaldi
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY