Viterbo – (sil.co) – Sferra un pugno alla vittima e gli fracassa la mascella, pugile alla sbarra per lesioni.
Per futili motivi, cinque anni fa in pieno centro, a Viterbo sotto piazza del Comune, l’imputato avrebbe massacrato con un pugno in faccia un ventenne, che si è costituito parte civile nel processo per lesioni aggravate al presunto aggressore, il quale però nega tutto e davanti al giudice dice: “E’ inciampato da solo sullo scalino”.
Alla sbarra un giovane pugile che una sera di giugno del 2014 si sarebbe trovato con alcuni amici in cima alle scalette che scendono da via Ascenzi verso il Sacrario. Difeso dall’avvocato Vito Castronuovo, lunedì l’imputato ha fornito al giudice Giacomo Autizi una versione completamente diversa dei fatti rispetto a quella della vittima, assistita dall’avvocato Isabella Rocchetti.
“Eravamo sei amici, tre femmine e tre maschi, quando, insieme al fratello, l’imputato è venuto verso di noi dicendo ‘viterbesi di merda’, dando delle ‘zoccole’ alle ragazze e minacciando ‘vi ammazzo’. Voleva aggredirmi, allora ho fatto un passo indietro e lui è caduto sullo scalino, poi ha continuato a urlare ‘pezzo di merda, stronzo’. Quando abbiamo fatto per chiamare i carabinieri, si sono detti ‘no, no, abbiamo roba nello zainetto’, penso droga visto com’era messo, e se ne sono andati”, ha detto in aula l’imputato.
Quando il giudice Autizi gli ha chiesto del pugilato, il giovane ha spiegato che all’epoca faceva incontri nei dilettanti e successivamente anche nei semiprofessionisti. “E’ il motivo per cui, quando mi è venuto contro, gli ho dato solo una spinta piano, col palmo della mano, senza cattiveria, perché, facendo il pugile so cosa vuol dire fare male. Lui è inciampato da solo nello scalino”, ha concluso.
Opposta la versione del padre della presunta vittima, sentito anche lui il 18 febbraio dal giudice.
Era notte quando i figli sono tornati a casa. “Lui non riusciva a parlare bene e se tentava, la bocca andava di qua e di là. Il fratello mi ha raccontato che, siccome all’epoca portava i capelli lunghi, mentre scendevano verso il Sacrario un gruppo di una quindicina di ragazzi ha fatto dei commenti. Poi, mentre proseguivano, l’imputato è arrivato da dietro e gli ha sferrato un pugno che gli ha rotto la mascella in due punti”, ha raccontato l’uomo.
“L’ho portato io a Belcolle – ha proseguito il genitore – dove gli hanno messo sotto una placca e sopra una maschera, che ha portato una decina di giorni, per evitare che gli restasse la cicatrice, con una prognosi di 30 giorni”. “La denuncia è partita dal pronto soccorso”, ha sottolineato.
In chiusura il giudice ha rinviato il processo al 24 giugno per la sentenza.
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