Montefiascone – “Ci sono altri ragazzi che hanno come me il sopracciglio rasato”. Si è difeso così ieri in aula uno dei due presunti banditi, quello identificato per via del sopracciglio mancante, accusato di aver messo a segno un colpo, insieme a un complice non rintracciato, in una cartolibreria in via Dante Alighieri a Montefiascone. Davanti al giudice Silvia Mattei l’imputato ha dato la sua versione dei fatti.
Era il 6 luglio di due anni fa, all’incirca alle 17,30, quando nella cartolibreria avevano fatto irruzione due giovani a volto scoperto e disarmati. I due uomini, cogliendo la commerciante di sorpresa, avevano spento l’interruttore della luce all’interno del locale, per dare meno nell’occhio, e avevano poi costretto la donna a consegnare l’incasso della giornata.
Dopo essersi fatti consegnare il denaro, i due malviventi si erano allontanati a piedi facendo sparire le proprie tracce.
La donna era però riuscita ad attivare l’allarme e sul posto erano giunti, poco dopo l’accaduto, i carabinieri. A processo è finito soltanto uno dei due presunti colpevoli, catturato e rintracciato dalle forze dell’ordine in un centro di accoglienza della zona. L’uomo è stato identificato per via di un sopracciglio mancante, particolare che la titolare della cartoleria ha riferito alle forze dell’ordine.
– Colpo in cartoleria, la vittima riconosce il bandito dal sopracciglio
L’imputato, un nigeriano di 26 anni, è difeso dall’avvocato Lorenzo Lepri. La vittima, cui è stato sottratto l’incasso, si è costituita parte civile ed è assistita dall’avvocato Silvia Lombardi.
“Quel pomeriggio io ero a Viterbo. Con il bus sono arrivato e sono andato in una pizzeria e poco dopo sono entrato in un supermercato poco distante. Con me c’era un mio amico – ha detto in aula l’imputato – In serata sono tornato con il bus a Montefiascone, saranno state le 19,35”.
L’imputato ha poi specificato di non essere l’unico ad avere il sopracciglio rasato nel centro di accoglienza e di non essere nemmeno l’unico, all’epoca dei fatti, ad avere i capelli rasta.
“Una volta tornato al centro, sono andato a mangiare nella sala mensa e lì ho trovato i carabinieri che hanno voluto vedere la mia camera”, ha aggiunto l’imputato durante la sua testimonianza.
Altra precisazione fatta in aula dall’uomo è stata quella di condividere all’epoca dei fatti la stanza con un’altra persona e di aver effettuato delle chiamate dal proprio cellulare il giorno della rapina nella cartolibreria.
Al termine della testimonianza il giudice Silvia Mattei ha rinviato il processo al 20 marzo per ascoltare i testi della difesa e per la discussione.
Maurizia Marcoaldi
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