Vetralla – Riceviamo e pubblichiamo – Egregio direttore, non sono solito scrivere a dismisura, cercando di carpire attenzioni di pochi con titoloni o fake come va per la maggiore oggi.
Sono antico di storia e di cultura, quella storia e cultura che ancora oggi mi fa pensare che una pacificazione vera in un paese ancora saldo nei furori divisivi di guelfi e ghibellini, purtroppo, passi assolutamente attraverso una lettura condivisa della storia, attraverso quelle fonti storiche ancora insanguinate che hanno scritto la storia della nostra ancor giovane repubblica.
E’ sicuramente vero che la storia dell’Istria e della Dalmazia è stata coronata da eccidi vili e incomprensibili da parte degli attori tristemente protagonisti, anche a conflitto terminato. Ma altresì oggi vi è una corsa da parte di persone perlomeno eccitate da tanta dovizia di particolari attinte da una sola fonte forse, che intendono descrivere la questione triste e sciagurata, delittuosa, come un fatto a se stante, come la malvagità umana avesse preso a invadere solo corpi che provenissero da una fazione in guerra, quei titini comunisti, cattivi, che hanno commesso crimini efferati senza motivo alcuno, come se una mattina alzatosi di buon’ora avessero preso di mira la popolazione italiana/istriana/dalmat
Tutto ciò è in parte vero, e sai direttore, anche perché ben conosciamo la nostra storia in parte comune, che mal digeriamo la violenza e la sopraffazione, da qualunque parte provenga, ma è anche vero che se non si contestualizzano tali eventi, si rischia di dare un cattivo prodotto specialmente alle nuove generazioni.
Se non diciamo con forza che l’errore/orrore principale che ha scatenato crimini di ogni tipo è stata la guerra, sì il secondo tragico conflitto mondiale voluto dalla mente perversa di Hitler con la complicità indotta e aleatoria di Mussolini che ci ha trascinato nel baratro, senza curarsi delle tragedie che questa scelta coloniale e annessiva comportava e senza fare di questo periodo storico una critica seria e austera soprattutto nei contenuti afferenti a una presunta superiorità di razza.
Tutti, direttore, sappiamo quanto sia stata altresì infame l’avanzata delle nostre truppe a rimorchio di quelle tedesche delle SS in quei territori, non portando fiori, ma atti di guerra che è un eufemismo definire tali, quando non vili, senza scrupoli e comunque distruttivi della dignità e della storia di un popolo, tutte conseguenze della guerra in quanto tale.
Trovo singolare, direttore, che il soggetto in questione, anche con immagini fuorvianti abbia attribuito al sottoscritto cose e fatti mai dette e mai avvenute, che non appartengono né a me né tantomeno all’amministrazione di cui mi onoro di far parte. Per quanto detto possono far luce i verbali del consiglio medesimo.
Abbiamo chiesto al consigliere Zelli, che in periodi di magra cerca di menar il can per l’aia evidentemente, di emendare e correggere tale mozione in maniera corretta, che di visite guidate da parte degli alunni delle scuole si definisse la guerra come orribile conseguenza della cecità umana, che si condannasse la politica espansionistica e coloniale di quel periodo storico, perché la natura umana, in tutte le sue manifestazioni non trova pace se non nutrita che dalla disperazione nella vendetta.
Caro consigliere Zelli, non vi furono più bravi e più cattivi, vi furono poveracci al soldo di un’idea folle che ha partorito milioni di morti. E per non rivivere la storia, unico metodo è conoscerla.
Carlo Postiglioni
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