Fabrica di Roma – (sil.co.) – Si spacciano per poliziotti e sequestrano quattro persone, parla il supertestimone. “Fui minacciato anche io con una pistola, ma il bersaglio non ero io”, ha detto.
Sono i presunti taglieggiatori italiani di 56 e 54 anni, A.G. e M.D.B., arrestati la vigilia di pasqua del 2011, a fine aprile, nell’operazione Geko dai carabinieri della compagnia di Civita Castellana per tentata estorsione e sequestro di persona. Quattro le presunte vittime, una delle quali si è costituita parte civile.
Il 56enne A.G. è di Vignanello, mentre il 54enne è un romano, all’epoca responsabile del personale di una ditta di trasporti della capitale.
Cinque mesi prima si erano spacciati per poliziotti, facendo irruzione in un’azienda di Fabrica di Roma, colpendo violentemente alla testa con il calcio di una pistola un imprenditore, puntando l’arma contro il titolare e sequestrando altre due persone.
Geko il nome dell’operazione. Sia per il modo di agire degli autori che hanno osservato le loro vittime prima di colpire, sia per quello degli investigatori che prima di prendere i due soggetti hanno indagato a lungo.
Le indagini sono scattate nel novembre del 2010, quando la coppia tentò di estorcere 8mila euro a una ditta del comprensorio di Civita Castellana che installava pannelli fotovoltaici, facendo irruzione in azienda vestiti da poliziotti, sequestrando quattro persone e colpendo un collaboratore del titolare con il calcio di una scacciacani che era la perfetta riproduzione di una Beretta, salvo scappare alla vista del sangue.
Ieri è stato sentito in aula il supertestimone, il titolare della ditta che, a distanza di oltre otto anni, uscendo dall’aula ha voluto dire un’ultima cosa al giudice: “Allora non lo sapevo, ma hanno fatto bene a menarlo”.
L’obiettivo della coppia sarebbe stato proprio il suo collaboratore, che lui trovò dentro il negozio col volto sfigurato dal sangue, essendo stato colpito in faccia dai due malviventi con una pistola.
“Io ero fuori con alcuni clienti, entrando la segretaria mi fece un cenno e fui minacciato anche io con una pistola. Ma i banditi non ce l’avevano con me, ce l’avevano solo con lui. Pensavano che la ditta fosse sua e erano venuti a chiedergli 5-10mila euro, dicendogli che non avrebbe dovuto andare a rubare a casa di ladri”, ha raccontato l’uomo, spiegando come la coppia, dopo l’aggressione, si sia data alla fuga con una Fiat Punto di colore bordeaux.
Il 18 febbraio successivo, il titolare dell’azienda di Fabrica di Roma fu chiamato in caserma dai carabinieri ed effettuò il riconoscimento fotografico degli attuali imputati. A aprile, vigilia di Pasqua di otto anni fa, scattarono gli arresti. Il difensore Ottavio Capparella ha chiesto alla giudice, che si è riservata, di depositare il casellario giudiziario della presunta vittima.
Si torna in aula il 17 giugno.
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