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Tribunale - Si è chiuso con un non luogo a procedere il processo a un militare viterbese di 36 anni - Avrebbe picchiato la moglie anche mentre era incinta

Minaccia la ex mandandole un selfie con la pistola, non erano maltrattamenti e stalking

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L'avvocato Giovanni Bartoletti

L’avvocato Giovanni Bartoletti

Viterbo – (sil.co.) – L’avrebbe picchiata quando era incinta, schiaffeggiata mentre era in sala parto e le avrebbe inviato selfie armato di pistola dopo che lei lo ha lasciato.

Ciononostante ieri è stato assolto dal giudice Silvia Mattei, che ha accolto la tesi dei difensori Giovanni Bartoletti e Simone Nigro, secondo i quali non si trattava di maltrattamenti in famiglia e stalking.

Il magistrato ha quindi riqualificato le accuse in reati procedibili solo su querela e per l’imputato, un militare viterbese di 36 anni, il processo è finito con un non luogo a procedere.

La ex si era costituita parte civile. Durante il processo ha raccontato di avere trovato il coraggio di chiedere aiuto il giorno dell’Immacolata 2015, dopo l’ennesima aggressione, ma i maltrattamenti sarebbero iniziati molto prima. A trattenerla, prima la gravidanza, anch’essa funestata, secondo l’accusa, dalle continue aggressioni da parte dell’uomo, e poi la nascita della bambina.

Era l’8 dicembre di quattro anni fa quando la donna, all’epoca madre di una bimba di poco più di un anno, è scappata dal suo ex e ha presentato la prima denuncia. Frasi del tipo “puttana, quando io vado al lavoro, tu ti porti altri uomini dentro casa” sarebbero state all’ordine del giorno secondo la donna.

L’imputato, secondo l’accusa, avrebbe avuto nei confronti della convivente “un atteggiamento autoritario da padrone, rimproverandola continuamente per le faccende domestiche, impedendole normali relazioni di vita, tentando di isolarla allontanandola dai familiari  e dalle precedenti amicizie”, “la minacciava e percuoteva ripetutamente, anche quando era incinta”.

Nel marzo 2014, durante la gravidanza, l’avrebbe presa  schiaffi e calci, facendola rovinare a terra. Nel novembre dello stesso anno, l’avrebbe schiaffeggiata in occasione del ricovero in ospedale per il parto. 

In un’altra occasione, l’avrebbe colpita alla testa con una violenza tale da rompersi un dito. Nel dicembre 2015, l’avrebbe colpita alla testa col telecomando della tv, mantenendola in uno stato di soggezione continua, fino a costringerla a porre fine alla convivenza e a denunciarlo. 

Dopo i maltrattamenti, lo stalking. Non rassegnandosi alla separazione, nei primi mesi del 2016, il 36enne avrebbe preso a perseguitare la ex, costringendola a sporgere nuovamente denuncia perché, a causa delle minacce di morte sempre più pressanti, si sarebbe trovata a temere per l’incolumità propria e della figlia. 

Sempre più pesante il tenore dei messaggi, secondo la donna. “Sei proprio una mignottona che svuotava le palle e continuerai a farlo a tutti gli sfigati di Viterbo come te”. E ancora: “Sei un cesso, un bidone vuoto”, “Puttanone da niente, io ti faccio passare i guai, ti farò piangere davvero”, “Farò davvero il possibile per toglierti mia figlia”, “Perché non ti ammazzi?”, “Brutta puttana, devi morire”, “Io ti rovino”.

Un giorno, in occasione di una visita medica per la bambina a Belcolle, l’avrebbe minacciata e presa per i capelli, costringendo la ex a chiedere aiuto alla vigilanza che avrebbe dovuto scortarla fino a quando non è salita a bordo della sua macchina nel parcheggio.

L’episodio clou di un’escalation di violenza sempre più pericolosa sarebbe stato un messaggio inviato alla ex tramite Whatsapp, ma rivolto alla figlia, con allegato un selfie che lo ritraeva mentre impugnava una pistola, con sotto la scritta “questa (a tua madre, ndr) gliela faccio sentire in bocca”


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10 giugno, 2019

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