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Viterbo - Lo rivela il sindaco di Celleno Marco Bianchi - Una scoperta che va ad arricchire il patrimonio del centro storico della città medievale

“Un abitato etrusco sotto il borgo fantasma”

di Daniele Camilli
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Viterbo – Celleno delle meraviglie. Sotto la città medievale del borgo fantasma c’è un abitato etrusco che potrebbe risalire al IV secolo a.C.. Cosa che farebbe di Celleno una piccola Micene della Tuscia. Stratificata e abbandonata. All’improvviso. In tempi recenti. Quando Celleno, per ordine del ministro degli interni Mario Scelba, negli anni ’50 venne praticamente rasa al suolo.

A raccontare la scoperta è il sindaco di Celleno, Marco Bianchi. Un lavoro portato avanti con l’università degli studi della Tuscia. 

Negli anni ’60 nasceva Celleno nuova, prima attorno alle case contadine fatte con la calce a fresco che disinfetta, poi sempre più distante dal borgo medievale nella zona degli edifici degli anni ’70 e ’80. Dagli anni 60 in poi il borgo vecchio è stato dimenticato e quel che è peggio saccheggiato. “Una cava a cielo aperto”, l’ha definito il sindaco di Celleno Marco Bianchi.


Il sindaco di Celleno Marco Bianchi

Il sindaco di Celleno Marco Bianchi


Rieletto per un secondo mandato, Bianchi è stato il primo sindaco di Celleno a prendere in mano la situazione del centro storico con l’obiettivo di recuperarlo e valorizzarlo. Costruendo nel tempo sinergie tra associazioni e istituzioni che ora stanno dando i primi, importantissimi frutti.


Celleno - Il borgo fantasma

Celleno – Il borgo fantasma


Al borgo vecchio di Celleno ha lavorato col sindaco Bianchi, la banda del racconto di Antonello Ricci, Marco D’Aureli e Pietro Benedetti. Raccogliendo testimonianze orali, materiale fotografico e altro ancora per ricostruire il tessuto antropologico di Celleno quando la vita si svolgeva sulla rupe. A Celleno sta lavorando l’università degli studi della Tuscia che, oltre a individuare l’abitato etrusco, e grazie al lavoro di Giuseppe Romagnoli, si sta occupando del leggendario butto di Celleno. L’immondezzaio medievale che racconta storia e società del medioevo. Ottomila pezzi di ceramica recuperati in modo rocambolesco. I tombaroli che lo stavano scavando, e che avevano già spedito in tutta Italia 10 camion di reperti archeologici, hanno iniziato a litigare di brutto. Prima hanno fatto a palate, poi si sono sparati addosso. A quel punto uno di loro ha tradito. Una soffiata e sono stati tutti arrestati.

“Quando hanno scoperto il butto, nel 1975 – prosegue il sindaco di Celleno – avevo 13 anni, ma si parlava tanto di questi ‘predatori della notte’. Le case abbandonate venivano continuamente spogliate. Tutto quello che poteva essere di pregio o si poteva riutilizzare veniva portato via. Una cava a cielo aperto per tutti gli anni ’60 e ’70”.


Viterbo - In mostra il leggendario butto di Celleno

Viterbo – In mostra il leggendario butto di Celleno


Ma ancor più rocambolesco è quello che avviene dopo. Le ceramiche del butto scompaiono nel nulla e riemergono più di trent’anni dopo dalle parti di Tuscania. Recuperati dai funzionari della soprintendenza che se li sono addirittura caricati in macchina pur di studiarli.

Studi e volontà, quelli dell’Unitus e del sindaco Bianchi, che hanno trovato nella fondazione Carivit del presidente Marco Lazzari un vero e proprio mecenate, che si è messo a disposizione per ospitare una mostra sul butto di Celleno, prorogata fino al 14 luglio, e organizzare convegni di studio come quello dell’altro giorno per raccontare work in progress una delle scoperte archeologiche più interessante degli ultimi anni. Perché permette di ricostruire un tessuto sociale e alimentare e al tempo stesso dà lustro a un borgo che per anni ha subito saccheggi inenarrabili senza che nessuno abbia mai fatto niente di significativo. Finora.


Celleno

Il borgo fantasma di Celleno


“Sotto Celleno – racconta Bianchi – c’è un abitato etrusco risalente al III-IV secolo. Sotto le fondamenta di una casa medievale abbiamo poi trovato un ghirario, ossia un grande vaso bucherellato dove venivano allevati i ghiri che poi venivano cucinati. Sono state trovate anche delle ceramiche e degli utensili”.

Una scoperta. L’ennesima. La prima. Aver capito che il borgo abbandonato e saccheggiato è una ricchezza e quello che è stato distrutto può essere recuperato lavorando sulla memoria di un borgo contadino ai margini dei grandi vigneti della Teverina e con una forte conflittualità sociale che anche il partito comunista, molte forte da quelle parti, aveva le sue difficoltà a gestire. Per lo più braccianti e mezzadri radicali e fortemente politicizzati.

Una ricchezza, quella del borgo, che il comune di Celleno ha scelto di far conoscere e valorizzare. Inventandosi l’idea del “borgo fantasma”.

La seconda mossa è stata poi quella di intercettare e coinvolgere le istituzioni universitaria e bancaria, la fondazione Carivit, e dare piena disponibilità a lasciarsi guidare da chi, su certe cose, ne sa di più. Qualsiasi altro comune dovrebbe essere in grado di farlo. Celleno lo ha fatto. E i risultati stanno venendo fuori. Con professionalità e forza.


Viterbo - Il butto di Celleno

Viterbo – Il butto di Celleno


Infine il comune di Celleno ha lavorato sul fronte Teverina. Inserendosi lungo il percorso che l’ex sindaco di Bagnoregio Francesco Bigiotti sta tracciando ormai da tempo. Spalmare su tutto il territorio i flussi turistici diretti, adesso, solo a Civita che prima di morire rischia però di collassare. Al punto da mettere in campo una vera e propria linea di autobus per portare a spasso turisti e cittadini. Nel frattempo il comune di Bagnoregio con Civita che muore ha talmente fatto cassa che ha potuto praticamente ridurre al lumicino la tassazione interna. Adesso Bigiotti e la nuova amministrazione del sindaco Luca Profili lavoreranno in questa direzione e già avrebbero costruito alleanze importanti con i proprietari del castello Costaguti a Roccalvecce e il piccolo borgo delle fate a Sant’Angelo. Un piccolo paese del comune di Viterbo che ha deciso di rinfrescare la facciata delle case con murales ispirati ai protagonisti delle fiabe”.

“Noi abbiamo dato vita a un sentiero che abbiamo voluto dedicare alle fate – dice il sindaco Marco Bianchi -. Un sentiero che da Celleno arriva a Sant’Angelo. Un chilometro e mezzo a piedi. Andare e venire. Passando per il castello Costaguti a Roccalvecce. Puntiamo sul turismo lento. Un turismo rivolto a chi piace camminare”.

Daniele Camilli


Fotogallery: Nelle viscere del butto – Le ceramiche del leggendario butto di Celleno – Il borgo fantasma di Celleno

Articoli: Quando a Celleno mangiavano i cani… e a Tessennano le tartarughe – Il “romanzo criminale” del leggendario butto di Celleno – In mostra a Palazzo Brugiotti le ceramiche del leggendario butto di Celleno 


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16 giugno, 2019

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