Tuscania – Hanno vinto il prefetto e il sindaco di Tuscania. Giovanni Bruno e Fabio Bartolacci. Di fronte, la società Asja. L’azienda che gestirà l’impianto di compostaggio in località Fontanile delle donne. Il terreno di gioco del tavolo ad hoc voluto dalla prefettura e sollecitato da Bartolacci.
“L’impianto – ha detto a chiare lettere Bruno – non inizierà a lavorare finché non c’è la firma del protocollo legalità e antimafia. Altrimenti rischia di essere bloccato”. Poi due precisazioni. La prima, rivolta alla Regione Lazio. “Sarebbe opportuno dare l’autorizzazione definitiva solo in presenza della firma del protocollo”. La seconda, invece, è tutta per l’azienda che farà funzionare l’impianto. La società Asja detiene il 100% delle quote di Tuscia Ambiente che gestirà direttamente il sito. “Vi consiglio di non far partire i lavori finché non c’è il protocollo firmato”.
Viterbo – Il tavolo sull’impianto di compostaggio
L’affondo di Bruno arriva all’ultimo minuto. Giovedì scorso, nella sala coronas del palazzo del governo in piazza del plebiscito a Viterbo. La prima riunione del “Tavolo di coordinamento e concertazione impianto di compostaggio”.
Il punto vero del tavolo non è l’impianto in sé. Perfettamente in regola e all’avanguardia. Con tanto di visita della Regione Lazio, il 17 giugno scorso, che ha di fatto dato il suo ok all’accensione dei motori.
Viterbo – Giovanni Bruno, Tommaso Cassata, Fabio Bartolacci, Pietro Nocchi
Il punto vero del tavolo è la viabilità, “che per noi – ha detto subito Fabio Bartolacci – significa difesa del territorio e dei cittadini che tutti i giorni ci vivono”. L’impianto, infatti, accoglierà non solo fanghi di depurazione e organico proveniente dal differenziato, ma anche decine di camion che passeranno per Tuscania, per arrivare in località Fontanile delle donne. All’incrocio tra le strade tarquiniese e dogana. A due chilometri dal centro urbano.
Seduti al tavolo, oltre al prefetto Bruno e al sindaco di Tuscania Bartolacci, ci sono anche Tommaso Cassata dell’azienda Asja, il presidente della provincia Pietro Nocchi, Flaminia Tosini della Regione Lazio, Silvana Forte della Asl e Serena Cristofari dell’Arpa.
Viterbo – Giovanni Bruno
L’obiettivo del comune è quello di impedire a tutti i costi il passaggio dei camion all’interno del centro urbano. Si prevedono una quindicina di automezzi al giorno. “Sulla viabilità non si transige – ha spiegato Bartolacci -. Va evitato il passaggio di camion all’interno del centro urbano. Siamo una città turistica e tale vogliamo restare. I mezzi non possono passare a pochi metri di distanza dal centro storico e dalle basiliche di Santa Maria maggiore. Quindi no al passaggio lungo via Tarquinia, via Canino e strada viterbese. L’ipotesi migliore è quella di far passare gli automezzi tramite strada tarquiniese e strada dogana”.
Tuscania è punto di riferimento assoluto non solo per la storia del territorio. Secondo alcuni critici d’arte la basilica di San Pietro sarebbe un caposaldo nella storia dell’architettura italiana perché segnerebbe il punto di trapasso dalle forme paleocristiane a quelle romaniche. Inoltre, dopo il terremoto del 1971, la città ha visto anche l’intervento di Cesare Brandi, fondatore dell’Istituto centrale del restauro e padre indiscusso della moderna teoria del restauro. Tuscania è poi residenza di diversi artisti di fama internazionale. Nonché la città dove è nato Riccardo Valentini, premio Nobel per i suoi studi sui mutamenti climatici.
Bartolacci è intenzionato a chiedere anche quattro postazioni di monitoraggio dell’aria e la schermatura dell’impianto di compostaggio piantando alberi tutt’attorno.
Fabio Bartolacci
“Chiediamo poi al tavolo – ha rilanciato Fabio Bartolacci – di farsi garante di un patto per il territorio. Un patto che contenga tutta una serie di garanzie per il territorio che vorremmo condividere anche con tutte le forze politiche e le associazioni di Tuscania. Un accordo che dovrà coinvolgere pure provincia e regione Lazio”.
A rispondere al primo cittadino di Tuscania da poco rieletto è Tommaso Cassata, amministratore di Asja.
“L’impianto – ha detto Cassata – è stato completato e siamo pronti a metterlo in moto. Abbiamo effettuato anche gli ultimi importanti investimenti e la regione Lazio ha fatto la prima visita per il collaudo. Abbiamo manifestato al comune di Tuscania tutta la nostra disponibilità a valutare insieme ogni modalità migliorativa, compresa la viabilità. C’è tuttavia il tema della sostenibilità tecnica ed economica della cosa. Ma da parte nostra, massima disponibilità”.
“La soluzione di stabilire orari precisi di conferimento – ha aggiunto l’amministratore di Asja – potrebbe essere un primo passo. Per poi capire se esiste un percorso alternativo. E forse bisognerebbe coinvolgere anche i comuni confinanti con quello di Tuscania. Dopodiché anche i conferitori devono accettare le nostre condizioni. Dovremmo in qualche modo convincere o vincolare soggetti che sono terzi. I camion non sono nostri”.
Tuscania – Basilica di San Pietro
E’ a questo punto che interviene il prefetto Giovanni Bruno. D’imperio. “Il protocollo legalità e antimafia – ha esordito rivolgendosi all’azienda che gestirà l’impianto di compostaggio – lo avete firmato?”. E in sala Coronas è il panico. Con tanto di botta e risposta.
“L’impianto è pronto – spiega subito Cassata -. Dobbiamo solo partire, e francamente siamo un po’ in affanno. Recepisco, ma il protocollo ce lo dovevano far firmare prima delle autorizzazioni, sette anni fa”.
Il prefetto apre le braccia. Come a dire che la cosa non dipende da lui e che lui sette anni fa lui non c’era.
“L’impianto – ribatte Bruno – può entrare in operatività solo dopo la firma del protocollo. Su questo non transigo. E non consiglio di mettere in funzione il sito prima della sigla. Il protocollo legalità e antimafia serve a monitorare tutto quello che accade all’interno dell’impianto. I camion che entrano, il materiale che trasportano e chi lo guida. E in tal caso garante del protocollo, anche rispetto ai camion che non sono proprietà dell’azienda, è la società che gestirà il sito. Il protocollo è a protezione di tutti, perché dietro lo smaltimento dei rifiuti si nascondono spesso interessi criminali”.
“Ma avremmo dovuto metterlo in funzione già un mese fa – rilancia l’amministratore di Asja -. Dobbiamo rispettare contratti vincolanti che ci obbligano”.
La conclusione è del prefetto. “Se l’impianto fosse stato attivato un mese fa, avreste rischiato il blocco delle attività. Io devo salvaguardare il territorio. Comunque non si preoccupi. La faccio contattare presto. Per email”.
Daniele Camilli
Articoli: “Serve un patto per la tutela del territorio” – “Tavolo di coordinamento e concertazione dell’impianto di compostaggio”
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