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Tribunale - Grotte Santo Stefano - "Ti prego di perdonarmi", ha scritto alla vittima, spiegando di avere venduto la refurtiva in più Compro Oro di Viterbo - Rintracciati dai carabinieri solo una parte dei preziosi

Ruba l’oro a casa di un’amica poi confessa: “Sono stata io”

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Grotte Santo Stefano – (sil.co) – “Sono stata io”, ruba l’oro a casa di un’amica poi confessa per messaggio.

Per questo è finita sotto processo per furto in abitazione una donna di Grotte Santo Stefano, difesa dall’avvocato Luigi Mancini, che a dicembre del 2015 si sarebbe impossessata dei gioielli di un’amica per poi rivenderli in tre diversi Compro Oro. 

La vittima, parte civile con l’avvocato Anna Camilli, sentita ieri mattina dal giudiceGiacomo Autizi, se ne è accorta il 12 dicembre di quattro anni fa, quando è andata dai carabinieri della locale stazione a sporgere denuncia contro ignoti.

Da una scatola tenuta nell’armadio della camera da letto erano stati sottratti una catenina, due anelli, le fedi sua e del marito, un girocollo d’oro e un’altra fede appartenuti al padre. Se ne è accorta perché la scatola non era nella solita posizione. 

Il 16 dicembre le è giunto un messaggio dell’imputata sul telefonino: “Sono stata io, ti prego di perdonarmi, non so cosa mi sia passato per la testa”. 

“Spiegava di avere venduto l’oro in più Compro Oro, in via Garbini e in viale Francesco Baracca, a Viterbo, così sono tornata dai carabinieri che hanno svolto le successive indagini”, ha detto la proprietaria dei preziosi, spiegando che l’imputata sapeva, avendo i figli a scuola insieme, che suo figlio, per non portarla in tasca, lasciava la sua chiave di casa nel forno in giardino. 

In uno dei tre Compro Oro di via Garbini e viale Baracca, i militari sono riusciti a recuperare solo tre monili, la catenina e i due anelli, ancora in attesa di essere inviati in fonderia per la fusione. “Per legge, devono passare dieci giorni”, ha spiegato la dipendente del negozio, che ha riconsegnato immediatamente la refurtiva ai carabinieri.

Nessun dubbio che si trattasse dell’imputata la quale, oltre ad avere confessato il furto, come ha sottolineato uno dei militari impegnati nell’operazione di recupero: “Ha effettuato regolarmente la transazione consegnando i suoi documenti d’identità, vendendo oro usato anche negli altri negozi, ma in date antecedenti rispetto alla denuncia”. 

Il processo è stato rinviato al 28 novembre per la sentenza. 

 


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25 giugno, 2019

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