Viterbo – (sil.co.) – Non paga la prostituta e lei lo ricatta, lucciola a processo per estorsione.
La donna è stata arrestata lo scorso 30 novembre, in seguito alla denuncia di un cliente che, secondo la difesa, si sarebbe rifiutato di pagare il rapporto sessuale consumato con la prostituta. Per l’accusa, l’uomo è stato ricattato.
Secondo la versione della lucciola, lei gli avrebbe soltanto chiesto il pagamento della “parcella” concordata, in cambio di un servizio regolarmente prestato. Il rapporto sessuale a pagamento, appunto. Non sono però chiari i termini del ricatto per il quale otto mesi fa la prostituta è finita in manette.
Agli atti ci sono anche i messaggi scambiati tramite Whatsapp tra l’imputata e la parte offesa, che non si è costituita parte civile. Segno che la donna, in qualche modo, era in possesso del numero di cellulare della presunta vittima.
Il processo a carico dell’imputata si è aperto ieri con l’udienza di ammissione delle prove davanti al giudice Silvia Mattei, che ha rigettato la richiesta preliminare del difensore di riqualificare il reato dalla più grave ipotesi di estorsione a violenza privata, riservandosi di riesaminare la questione nel corso del dibattimento.
L’obbligazione naturale, come ad esempio il debito di gioco, secondo il legale escluderebbe l’ingiusto profitto. Il compenso, in sostanza, sarebbe stato dovuto in quanto giusto profitto dell’attività di meretricio. Reddito “diverso”, ma pur sempre reddito da lavoro autonomo. Non provento di attività illecita.
Per chi fosse interessato a sapere il seguito, il processo entrerà nel vivo il prossimo 13 dicembre. La difesa ha citato come testimone la persona offesa.
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