![]() Fabio Zampaglione con i suoi uomini della squadra mobile |
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![]() Fabio Zampaglione |
![]() Gli agenti della mobile |
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– Sporche, stremate, piene di lividi e in stato di shock.
Così gli agenti della squadra mobile hanno trovato le due adolescenti, una di 13 e l’altra di 14 anni, che avrebbero subito violenze continue da parte del padre, un 37enne di Farnese.
“Le indagini sono partite da una segnalazione ricevuta tramite il Telefono Azzurro – spiega il capo della mobile, Fabio Zampaglione – nella quale si parlava di due ragazzine, appena adolescenti, che subivano da tempo violenze fisiche e maltrattamenti dal padre che le costringeva a lavorare per ore nei campi, dirigendo i lavori e picchiandole violentemente quando le cose non venivano fatte nel modo in cui lui desiderava”.
La sezione specializzata della squadra mobile, dopo i necessari riscontri, è quindi intervenuta direttamente nel podere teatro dei maltrattamenti. Raccapricciante la scena che gli agenti si sono trovati di fronte durante il blitz.
“Le due ragazzine – continua Zampaglione – erano costrette a badare a un gregge di oltre cento pecore. Il padre dirigeva i lavori standosene seduto da una parte. Loro erano costrette a fare tutto il necessario trasportando anche ghirbe d’acqua da cinquanta litri. Le fatiche iniziavano la mattina presto quando l’uomo le portava dalla casa in cui vivevano in paese al podere, a pranzo una breve sosta per il pranzo, e poi di nuovo al lavoro fino alla sera”.
Se poi le cose non andavano esattamente come lui ordinava si passava anche alle violenze fisiche. “Schiaffi, calci e pugni erano all’ordine del giorno – continua Zampaglione – ma non solo. In alcune occasioni il 37enne si sarebbe anche servito di bastoni, martelli e un cric con i quali picchiava brutalmente le ragazzine. Dai loro racconti è emerso addirittura che una volta il padre avrebbe scagliato una chiave inglese contro una delle due figlie colpendola fortunatamente soltanto a un fianco perché la piccola è riuscita ad allontanarsi dalla traiettoria”.
Quando gli agenti della squadra mobile sono intervenuti nel podere hanno quindi prelevato le due ragazzine, la madre e un bimbo di appena quattro anni, il terzo figlio della coppia, che avrebbe assistito anche lui ai maltrattamenti quotidiani del capo famiglia.
“Le ragazzine e la donna – aggiunge Zampaglione – erano talmente sporche e malnutrite che quando le abbiamo prelevate dalla loro casa erano in condizioni pietose. Alcuni dei nostri agenti della mobile le hanno portate a casa propria per offrirgli una doccia, dei vestiti puliti e un pranzo decente”.
Le piccole, distrutte dai continui maltrattamenti, hanno vissuto il blitz della squadra mobile come una vera e propria liberazione dalla schiavitù del padre. “E’ il giorno più bello della mia vita – avrebbe detto una di loro -. Preferivo morire che vivere in quelle condizioni”.
Durante la deposizione, avvenuta alla presenza di un esperto in psicologia infantile, le ragazzine hanno poi raccontato tutto il resto. Secondo quanto riferito, una delle due adolescenti sarebbe anche stata stretta al collo dal padre con una violenza tale da provocarle uno svenimento, mentre in un’altra occasione l’uomo avrebbe tentato di investirla con la macchina.
Ma oltre all’accusa di maltrattamenti in famiglia, il 37enne dovrà rispondere anche di incendio colposo. Lo scorso 12 luglio, infatti, secondo quanto ricostruito dalla mobile durante le indagini, l’uomo avrebbe appiccato il fuoco nel suo podere perché le due figlie che stavano lavorando come al solito nei campi, in condizioni raccapriccianti, si erano trovate di fronte due cani randagi molto simili a dei lupi.
“Quell’incendio – sottolinea Fabio Zampaglione – si è poi propagato per circa venti ettari e ha richiesto l’intervento dei vigili del fuoco e di tre mezzi aerei”.
E non è ancora tutto. Il 37enne, infatti, aveva già avuto dei problemi con la legge per un grave litigio con i suoi genitori. Questi ultimi lo avevano già denunciato e la magistratura aveva predisposto il divieto, per il figlio, di avvicinarsi alla dimora dei due.
Ora, mentre la moglie e i tre figli sono state accolte in una località protetta dove degli assistenti sociali si prendono cura di loro, l’uomo è rinchiuso nel carcere di Mammagialla, poiché il gip Salvatore Fanti ha già convalidato l’arresto richiesto dal pm Paola Conti.
L’uomo, che fino a qualche anno fa era un piccolo imprenditore nel settore dei trasporti ed aveva poi deciso di smettere con quella professione per occuparsi al podere, qualche giorno prima di finire in manette ha venduto il gregge di cui si occupavano le povere figliolette.
Francesca Buzzi
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