Civitavecchia - La deputata dei Radicali Rita Bernardini: "Perché?"
 Il carcere di Civitavecchia |
| |
– Si è strozzato mangiando un pezzo di carne. Ma per il giudice l’uomo, un 49enne detenuto nel carcere di Civitavecchia, non ha diritto ai funerali.
A renderlo noto è Rita Bernardini, deputata radicale, che racconta la storia di L.D. su Radicali.it.
Il 49enne, come si legge sulla nota della parlamentare, “si trovava da un mese e mezzo nel carcere di Civitavecchia proveniente da quello di Santa Maria Capua Vetere. Da quando era stato trasferito si erano interrotti i colloqui con la sorella che, morti i genitori, si era fatta carico di seguire il ragazzo; la donna, non aveva mezzi sufficienti ad affrontare il viaggio per raggiungere Civitavecchia da un paesino della provincia di Caserta”.
L’uomo, come scrive la deputata radicale, sarebbe stato arrestato per problemi di tossicodipendenza. Finché il 2 agosto non accusa un malore che gli sarà fatale. “Stava mangiando nella sua cella – si legge, ancora, sulle notizie di Radicali.it – quando un pezzo di carne gli è andato di traverso e si stava strozzando, cosa che capita con una certa frequenza a chi è sottoposto ad una generosa terapia di psicofarmaci. Subito soccorso dal medico del carcere richiamato dalle urla del suo compagno di cella, L.D. veniva condotto in autombulanza all’ospedale San Paolo di Civitavecchia. Durante il tragitto l’uomo ha diversi arresti cardiaci e, appena arrivato al pronto soccorso, viene immediatamente intubato. Venerdì 3 agosto il suo fisico non regge all’ennesimo arresto cardiaco e muore”.
Secondo Bernardini, il 49enne era stato scarcerato il giorno stesso della sua morte, perché bisognoso di cure incompatibili con la detenzione in carcere. Ma la notifica non sarebbe mai arrivata a destinazione. “Lunedì scorso – continua la nota della parlamentare – viene negata ai familiari la possibilità di vedere per l’ultima volta il loro congiunto mentre, ieri, martedì 7 agosto viene eseguita l’autopsia e il giudice dispone un percorso per il rientro della salma nel paesino d’origine che nega la sosta nella parrocchia per la celebrazione della messa funebre: L.D. deve andare direttamente al cimitero”.
La deputata dei Radicali non ci vede chiaro e pone una serie di domande. “Come mai L.D. era stato trasferito, peraltro senza avvertire i familiari, così lontano dai suoi affetti? Perché l’amministrazione penitenziaria non ha rispettato quanto previsto dall’art.28 dell’Ordinamento penitenziario, laddove stabilisce che particolare cura è dedicata a mantenere, migliorare o ristabilire le relazioni dei detenuti e degli internati con le famiglie? Come mai l’incompatibilità della salute di L.D. con lo stato di detenzione in carcere è stata decisa così tardi? Perché negare alla famiglia la possibilità di vedere il loro congiunto e di fargli celebrare la messa in suo ricordo?”.
9 agosto, 2012