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Tarquinia - Condannati per falso in atto pubblico cinque agenti della polizia giudiziaria

Spaccio, assolto anche in appello il poliziotto accusato di favoreggiamento dai colleghi

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Tarquinia - Il commissariato di polizia

Tarquinia – Il commissariato di polizia

L'avvocato Piersalvatore Maruccio

L’avvocato Piersalvatore Maruccio

Tarquinia – (sil.co.) – Spaccio, assolto anche in appello il poliziotto accusato di favoreggiamento. Condannati per falso in atto pubblico i colleghi della polizia giudiziaria che lo hanno accusato. 

Si è conclusa con una seconda assoluzione l’odissea giudiziaria di un sovrintendente capo del commissariato di Tarquinia, Fernando Cosimi, arrestato nel maggio 2016 nell’ambito dell’operazione “Doppio zero”. L’agente fu sottoposto alla misura degli arresti domiciliari in quanto, secondo l’accusa, aveva favorito soggetti sottoposti ad indagine per traffico di sostanze stupefacenti. Nel blizt furono arrestate cinque persone, mentre per altre due scattò il divieto di dimora.

Dopo meno di un anno, il 25 gennaio 2017, processato col rito abbreviato presso il tribunale di Civitavecchia, Cosimi fu assolto in primo grado con formula piena dall’accusa di favoreggiamento personale, tornando in servizio con lo stesso ruolo che aveva prima di finire agli arresti domiciliari. Adesso quella sentenza di assoluzione con la formula più ampia è stata confermata anche dalla corte d’appello di Roma, davanti alla quale è comparso lo scorso 19 settembre.

Secondo l’accusa aveva favorito gli indagati dicendo frasi come  “Nun te fa magna’ il cazzo dalle mosche” e “Tu l’agnello a Pasqua nun lo magni”. 

“Non solo il nostro assistito non ha mai pronunciato quelle parole, ma non era neppure al corrente delle indagini perché erano secretate”, ribadiscono i difensori Piersalvatore Maruccio, Francesca Maruccio e Claudia Trippanera, che ieri hanno convocato una conferenza stampa ad hoc nel loro studio di Civitavecchia. A supporto delle tesi della difesa tre consulenze: due di parte e una del tribunale. “I periti – hanno ricordato gli avvocati Maruccio – non hanno rintracciato quelle frasi in nessuna intercettazione ambientale. Quelle parole il nostro assistito non le ha mai pronunciate. Attribuirgliele è stato un atto gravissimo”.

Lo stesso procuratore generale della corte d’appello, alla luce di tutta una serie di attività della difesa, con deposito di memorie e di ulteriore documentazione, la settimana scorsa ha chiesto l’assoluzione del poliziotto. 

Cosimi, nel frattempo, dopo la sentenza di assoluzione di primo grado, nei confronti dei cinque colleghi che avevano scritto, verbalizzato e sottoscritto lei presunte frasi intercettate, ha presentato denuncia-querela alla procura generale di Perugia, che per competenza ha girato il fascicolo alla procura di Civitavecchia. Fatte periziare le intercettazioni al Ris di Roma, che ha confermato l’assenza delle frasi, la procura ha quindi chiesto il rinvio a giudizio dei cinque poliziotti della polizia giudiziaria per falso in atto pubblico.

I cinque poliziotti sono stati giudicati con l’abbreviato condizionato a una ulteriore perizia l’8 maggio scorso dal gup di Civitavecchia, che li ha condannati in primo grado per il reato di falso in atto pubblico perché avrebbero falsamente trascritto le frasi inesistenti. Il giudice ha riconosciuto anche il dolo, vale a dire la volontà di attribuire quelle frasi al loro collega Cosimi, riconoscendo pertanto la piena responsabilità degli imputati. 


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28 settembre, 2019

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