Viterbo – Non violentò la figlia, padre assolto dopo un calvario giudiziario durato nove anni e mezzo. La presunta vittima all’epoca aveva 16 anni, adesso ne ha 25 e da circa tre anni ha riallacciato i rapporti col genitore.
Alla lettura della sentenza l’imputato ha pianto, sommessamente, seduto vicino al suo avvocato. Il processo, che si è chiuso martedì davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, è stato celebrato interamente a porte chiuse. Compresa la discussione. Il pubblico è potuto entrare in aula solo alla lettura del dispositivo. Un caso delicatissimo. Tra i più delicati mai dibattuti al tribunale di Viterbo.
“Quasi dieci anni. Tanto c’è voluto per chiudere un processo che non si sarebbe neanche dovuto aprire, perché la prova dell’innocenza del mio assistito era già palese dall’incidente probatorio in cui fu cristallizzata la versione della figlia”, spiega il difensore Luigi Sini, raccontando la vicenda di un uomo vittima secondo lui di un terribile errore giudiziario, al quale si sono aggiunti i tempi biblici della giustizia.
“Per non dare ulteriore dolore alla figlia abbiamo fatto la scelta di non sentirla, acquisendo i verbali dell’incidente probatorio. Il collegio è cambiato tre volte. Abbiamo dato il consenso ad utilizzare i testi già sentiti tranne uno, che avevo reale necessità di riascoltare. Alla fine martedì è stato lo stesso pm a chiedere l’assoluzione. Sulla base del solo verbale di incidente probatorio, perchè tutte le altre testimonianze sono state solo de relato. Verbale che era lì dal 2010. Intanto il mio assistito ha aspettato nove anni e per sei anni gli hanno impedito di veder crescere sua figlia”.
La figlia – nome di fantasia Federica – sopravvissuta miracolosamente a un incidente in cui aveva perso la vita la madre, è stata allontanata all’età di 16 anni dal genitore, rimasto prematuramente vedovo con due figli. Oltre a lei, un maschio di sei anni più grande della femmina.
Era il mese di luglio del 2010 quando l’adolescente è stata allontanata dalla casa familiare e collocata in una casa famiglia gestita dalle suore. “Da allora, fino a dicembre 2016, sei anni più tardi, non ha visto più il padre, continuando ad avere rapporti con il fratello più grande e gli altri familiari, compresa la zia paterna. E’ stata lei a scegliere di incontrare il padre, con cui i rapporti ora sono ottimi”, dice il legale.
L’uomo, imputato di violenza sessuale aggravata, è rimasto vedovo quando Federica aveva 3 anni e il figlio maggiore 9. La moglie ha perso la vita in un drammatico incidente stradale, andando fuori strada con la sua macchina e prendendo in pieno un mezzo militare. La donna è morta sul colpo. La figlioletta, che era con lei, è stata sbalzata fuori dell’abitacolo, riportando lesioni gravissime. Alla piccola è stata messa una placca metallica nel cranio ed è rimasta in ospedale per mesi.
“Il mio assistito all’epoca lavorava a Roma e i figli sono cresciuti di fatto con i nonni materni, che abitavano di fronte. Il maschio, più grande ed esuberante, è cresciuto tranquillo. Federica, vuoi anche per le deformazioni fisiche che da piccola erano molto evidenti, si è chiusa in se stessa. Provando – a detta della zia, del fratello, delle insegnanti – una forte gelosia nei confronti del fratello e una totale indifferenza nei confronti del padre”, prosegue il legale.
Nel passaggio dalle medie alle superiori le cose si sono complicate. Sempre più chiusa e ora anche ribelle, a 14 anni Federica, ormai adolescente, è scappata di casa di nascosto, dicendo di andare a trovare la zia paterna da cui si recava spesso nel fine settimana, ma andando in realtà in Abruzzo da un ragazzo conosciuto in rete. “Il padre la scopre, si arrabbia, iniziano i primi scontri forti e la porta da una psicologa, dove Federica si reca solo tre volte e poi si rifiuta”, spiega Sini.
Durante l’estate del 2009, Federica chiede il motorino ma il padre non glielo compra e le impedisce di tornare in Abruzzo. Intanto la zia le vede graffi e tagli sulle braccia e lei le dice di esserseli fatti da sola seguendo la moda Emo. Inizia il secondo superiore, il padre va a parlare con le insegnanti e molte gli dicono che è chiusa, che ha pochi amici e che chiede maggiori attenzioni dal padre, uomo molto riservato e poco empatico, sopratutto con la figlia.
“Il genitore cerca allora di stare più vicino ai figli, dando loro la buona notte a letto, cosa mai fatta prima o molto di rado. Quando i figli sono a letto, dormono nella stessa stanza con letti vicini, entra e rimbocca le coperte, poggiando le mani sopra le coperte. In una occasione, mentre guardano la tv in sala, prende la figlia sulle ginocchia”, prosegue il legale.
Nel frattempo però Federica è sempre più chiusa e ribelle, conosce un ragazzo a Torino e in gita scolastica in quella città di nascosto dei professori scappa per conoscerlo. Non rivolge più la parola al padre e passa tutte le notti al pc fino a notte fonda.
“A dicembre 2009 la figlia ha chiesto un colloquio con lo psicologo della scuola, con l’autorizzazione espressa del padre, perché minorenne, riferendo di avere problemi di relazione in famiglia. A maggio 2010 è tornata torna dallo psicologo, raccontando che da settembre 2009 il padre, tutte le settimane, entra in camera e la tocca e la prende in braccio. Scatta la denuncia, le parole di Federica, attraverso lo psicologo della scuola, quella della questura e la polizia, diventano ‘ripetuti e frequenti palpeggiamenti nelle zone intime’. Viene allontanata e intervengono il tribunale per i minori di Roma e la procura della repubblica di Viterbo”.
“Lui è un uomo mite e distrutto – dice ancora l’avvocato Sini – sceglie di difendersi passivamente, senza forzare la figlia. Federica viene sentita a novembre 2010 in incidente probatorio”.
Dalle sue parole, ascoltate per la prima volta direttamente, emerge che qualche volta la sera il padre, andando a darle la buonanotte, da sopra la coperta aveva appoggiato la mano, senza calcare né palpare. Alcune volte anche senza coperta, ma sempre con il pigiama, mai sulla pelle nuda e mai palpando.
“Una volta l’avrebbe presa in braccio sul divano, senza coatringerla, abbracciandola e tutto questo le creava disagio, mai rivelato al padre. Aggiunge poi che da sempre non prova affetto per il padre, che le é indifferente. Anzi da qualche tempo, prima di questi episodi, prova rabbia per il padre – che fa tutto per il fratello e niente per lei – perché la nonna le avrebbe detto che, poco prima della morte della madre i genitori litigavano sempre e sua madre si stava ‘spegnendo’. Aggiunge che la nonna le avrebbe detto che, proprio a causa del comportamento del padre, sia lei che il fratello da piccoli avevano problemi comportamentali”, aggiunge il legale.
Viene sentito a sommarie informazioni il fratello, il quale dice che a lui la sorella non ha mai detto niente, ma di aver saputo dalla sua ragazza, compagna di scuola di Fedarica, di quanto la sorella raccontava. Dice si averlo saputo già da dicembre 2009 e di essersi messo in allarme, senza mai dire nulla al padre, ma di aver controllato sempre, ogni sera, fino all’allontanamento. Aggiunge di non aver notato mai nulla di strano, anche se hanno i letti attaccati tanto che, se allunga una mano, tocca la sorella.
“Nonostante l’incidente probatorio ridimensioni i fatti gonfiati dalla polizia giudiziaria e dia una motivazione alla denuncia, c’è richiesta di rinvio a giudizio, accolta dal giudice Francesco Rigato. Il tribunale per i minori, senza altre indagini e ad un mese dalla maggiore età, senza che ve ne fosse reale necessità, visto che Federica era già in casa famiglia da due anni, dichiara la decadenza dalla potestà genitoriale, come ulteriore sfregio al padre. Nel frattempo sono passati nove anni prima che venisse dichiarato innocente e per sei anni gli è stato impedito di veder crescere sua figlia. Non poteva essere evitato tutto questo?”, l’amara conclusione del legale.
Silvana Cortignani
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