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Tribunale - Picchiato e derubato per un debito di droga - Due testimoni mettono in dubbio la credibilità della vittima - Due gli imputati per lesioni aggravate e rapina

“Mi ha chiesto aiuto, ma non gli ho creduto”

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Viterbo - Tribunale - Carabinieri

Viterbo – Tribunale – Carabinieri

Vejano – (sil.co.) – Picchiato e derubato per un  debito di droga.”Mi ha telefonato dicendomi che lo stavano menando, ma non gli ho creduto e sono andato a cena”, ha detto un testimone. “Telefonava spesso e rompeva sempre, con me ha accumulato debiti mai saldati per 14mila euro”, ha spiegato un altro. 

E’ ripreso così ieri il processo per lesioni personali gravi e rapina a due giovani che nel tardo pomeriggio del 13 settembre 2016 avrebbero aggredito e derubato di 270 euro un 24enne, secondo l’accusa probabile vittima di una spedizione punitiva per un debito di droga. 

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Felice Di Biagio ed Enrico Valentini. I fatti risalgono al tardo pomeriggio del 13 settembre 2016, una giornata di pioggia battente, quando, verso le 19,30, dopo avere preso un aperitivo con un amico in un bar, il 24enne sarebbe stato affrontato in una via del paese “da tre persone, anzi quattro-cinque o forse più”, ha detto lo scorso 13 marzo la parte offesa alla prima udienza del processo in corso davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone. 

Uno gli avrebbe intimato di dargli dei soldi. Lui avrebbe detto no e in tre lo avrebbero massacrato di calci e pugni e colpito alle spalle “forse con un ombrello, anche se nessuno aveva l’ombrello”. Però ne ha identificati solo due. “Li conoscevo di vista”, aveva detto prima. “Durante l’estate fumavamo tutti insieme”, ha aggiunto. “Ci rifornivamo di hashish da loro”, ha detto infine, incalzato dal pubblico ministero.

Ieri stata sentita un’amica della madre del 24enne, intervenuta in soccorso della vittima in un vicolo di Vejano. Ai carabinieri a suo tempo aveva parlato di “alcuni ragazzi che si stavano picchiando”, ora ricorda solo una “discussione tra ragazzi”. 

Tutti contro la parte offesa gli altri due testimoni. “Mi disse che era stato picchiato, mi fece il nome di uno dei due imputati, mi disse che gli avevano rubato 150 euro. Era uno che chiedeva sempre soldi, io gli ho dato 14mila euro in un anno, 100 euro a volta, mai più visti. Diceva che erano per le visite mediche, per la patente, per la ragazza incinta. Quando ho capito che non era vero niente l’ho bloccato, sul telefonino e anche sui social. Allora mi chiamava con numeri anonimi. Non ne potevo più”, ha detto un 29enne.

Ancora più pesante un 24enne. “Mi telefonò verso le 19,45 per dirmi che si era rifugiato nel bagno di un bar, chiedendomi aiuto perché lo stavano picchiando. Ma io non gli ho creduto e sono andato a cena. Lui era il tipo che si inventava cose, magari voleva fare aperitivo. Poi lo incontrai col naso fasciato e mi disse che erano stati gli imputati. Non ricordo mi abbia detto di essere stato derubato”, ha concluso. 

Il processo riprenderà il prossimo 15 aprile. 

– Spedizione punitiva per un debito di droga, parla la vittima del pestaggio


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21 novembre, 2019

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