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Viterbo - L'intervento del vicario del questore Carmine Ingrosso al convegno “Anti bullying school”, organizzato all’università per la giornata internazionale di studi sul bullismo

“Cyberbullismo: ascoltate quello che i ragazzi dicono, ma anche quello che non dicono”

di Maurizia Marcoaldi
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Viterbo - Anti -bullying schools, il convegno sul bullismo all'università della Tuscia

Viterbo – Anti -bullying schools, il convegno sul bullismo all’università della Tuscia

Viterbo - Anti -bullying schools, il convegno sul bullismo all'università della Tuscia

Viterbo – Anti -bullying schools, il convegno sul bullismo all’università della Tuscia

Carmine Ingrosso

Carmine Ingrosso, vicario del questore

Federico Croci

Federico Croci, agente polizia postale

Flavia Ferrazzoli

Flavia Ferrazzoli

Sabrina Sciarrini

Sabrina Sciarrini, referente provinciale bullismo ambito territoriale Viterbo

Viterbo – “Cyberbullismo, ascoltate quello che i ragazzi dicono, ma anche quello che non dicono”. Così il vicario del questore Carmine Ingrosso è intervenuto oggi al convegno “Anti bullying school”, organizzato dall’istituto omnicomprensivo di Orte nell’ambito del progetto Erasmus+ all’università degli studi della Tuscia per la giornata internazionale di studi sul bullismo.

Un incontro, ancora in corso, e a cui stanno partecipando docenti, esperti, studenti e famigliari.

Tra i primi a prendere la parola il vicario del questore Carmine Ingrosso che si è rivolto ai genitori e ai docenti in sala. “Voi avete la possibilità di ascoltare i ragazzi – ha detto – .E dovete cercare di trovare il tempo per farlo. Monitorate quello che i ragazzi dicono, ma anche quello che non dicono perché spesso i giovani non parlano con gli adulti perché per li percepiscono come ‘distanti’. E allora monitorate gli ‘sfidanzamenti’ e i fidanzamenti, i loro momenti difficili perché non tutti hanno il background adeguato per sostenerli. Bisogna prevenire il fenomeno e non solo curarlo dopo”.

Il vicario del questore Carmine Ingrosso si è poi rivolto ai ragazzi.

“Potrei illustrarvi i dati e la normativa riguardo la legge contro il fenomeno del cyberbullismo – ha aggiunto -. Ma preferisco raccontarvi una storia che può in concreto spiegare cosa è il cyberbullismo e come si riflette nella vita delle persone. Vi racconto una storia che in parte ho vissuto personalmente. Quella di Carolina Picchio”.

Carolina nella notte tra il 4 e il 5 gennaio 2013 si è  suicidata buttandosi dal balcone di casa sua a Novara. Il suo gesto perché da un po’ di tempo circolava in rete un video, girato da alcuni suoi coetanei, che la ritraevano ubriaca a una festa e alcuni ragazzi che mimavano un rapporto sessuale con lei incosciente. Un filmato postato, a sua insaputa sui social, e diventato poi virale. 

Il vicario del questore ha motivato il suo intervento spiegando lui stesso ha conosciuto i famigliari di Carlona Picchio. Era il 14 aprile 2014 quando Ingrosso è stato trasferito a Novara e ha letto i messaggi e video di insulti a Carolina, vittima di cyberbullismo. 

Il vicario del questore ha ripercorso la storia di Carolina. “Nel novembre 2012 Carolina inizia una storia con un suo coetaneo. Poi  a un certo punto lei decide di lasciarlo. Qui l’incubo. Il fidanzatino inizia a divulgare una serie di insulti via social a Carolina. Poi a metà novembre 2012 a una festa Carolina viene presa di mira dagli amici del suo ex fidanzato. Il gruppo la induce a bere e gira il video che è poi diventato virale. In meno di mezz’ora quel filmato ottiene 2000 visualizzazioni. Il giorno dopo Carolina trova 2700 insulti sotto questo video. Che poi nei giorni successivi continuano”.

E il tragico epilogo. “Carolina una sera scrive un messaggio su Facebook di saluto: ‘le parole fanno più male delle botte’. Poi si toglie la vita buttandosi dal terzo piano della sua casa”. Oggi il padre di Carolina ha intitolato una fondazione a suo nome e, dopo la morte della figlia, passa la sua vita ad andare nelle scuole e a parlare con i ragazzi. Il suo unico obiettivo è sensibilizzare su un tema quanto mai, purtoppo, attuale.

A intervenire al convegno anche l’agente della polizia postale Federico Croci che ha ricordato la tragica vicenda della morte di Tiziana Cantone e si è poi rivolto ai giovani per spiegare loro che qualsiasi cosa divulgata su internet difficilmente può essere totalmente rimossa.

“Spesso – ha chiarito Federico Croci – viene chiesto alla polizia postale di rimuovere dei contenuti offensivi su internet. Ma io vi ricordo che esiste l’aspetto tecnico. Materialmente un video con tante visualizzazioni è un video che mai verrà tolto dalla rete. Noi come polizia postale possiamo risalire agli autori dei fatti, ma c’è la possibilità che quel video possa rimanere lì per sempre, anche a distanza di anni. Quindi quando si parla di bullismo è fondamentale la prevenzione e capire le conseguenze e i rischi della rete”.

La parola poi a Sabrina Sciarrini, referente provinciale bullismo ambito territoriale Viterbo che ha ricordato come “dal punto di vista provinciale stiamo lavorando su un protocollo che possa essere di supporto a scuola e famiglia”.

La psicologa Flavia Ferrazzoli ha poi chiarito i fattori che potrebbero portare allo sviluppo del fenomeno e gli strumenti e le prospettive di intervento.

Maurizia Marcoaldi

 


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26 novembre, 2019

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