Viterbo – Crac Edil Market, azzerate dalla cassazione le condanne di secondo grado a 5 anni e 4 anni di reclusone per bancarotta fraudolenta di Mauro Sacconi e Fabio Galanti.
Le prime denunce risalgono al 1996. Il crac Edilmarket risale al 1998. Il processo di primo grado ha avuto inizio nel 2004, per un totale di 45 udienze in otto anni, fino alla sentenza del tribunale di Viterbo del 18 dicembre 2012.
Sacconi era stato condannato a 6 anni in primo grado e a 5 anni in appello in qualità di amministratore di Edil Market e Galanti a quattro anni e mezzo e poi a quattro anni in quanto legale rappresentante della società collegata Sogeca, nell’ambito del maxiprocesso scaturito dal fallimento, 21 anni fa, della società che gestiva l’acquedotto di Marina Velka.
A distanza di 23 anni dalle prime denunce, 15 anni dall’inizio del processo, 7 anni dalla sentenza di primo grado del 18 dicembre 2012 e oltre un anno e mezzo dalla condanna in appello del 21 marzo 2018, i giudici della V Sezione penale della corte di cassazione, l’11 dicembre, hanno annullato senza rinvio la sentenza di secondo grado per Galanti e Sacconi.
“La notizia dell’annullamento senza rinvio è arrivata nella tarda serata di mercoledì”, spiega l’avvocato Franco Taurchini, che nel primo pomeriggio aveva discusso il complesso ricorso. “Un ricorso predisposto con la preziosa collaborazione dell’avvocatessa Arianna Dilio, uno dei legali dello studio”, ci tiene a dire il difensore. “Oltre all’annullamento senza rinvio della sentenza di secondo grado, la suprema corte ha anche escluso tutte le parti civili”, precisa, sottolineando il particolare.
Sette anni fa, al termine del monumentale procedimento, sono stati condannati quattro imputati su sei, tutti amministratori, soci o dipendenti della Edilmarket e delle società collegate Sogeca, Smartre, Edilmarket 2. Circa due milioni di euro la somma complessivamente distratta, secondo il pm Franco Pacifici, titolare dell’inchiesta.
– Maxi bancarotta fraudolenta, quattro condanne
“Al centro del ricorso – spiega Taurchini – l’udienza del 29 giugno 2010, nell’ambito della quale il pm ha deciso, ad istruttoria avanzata ed in limine prescritionis, di contestare la circostanza aggravante ad effetto speciale dell’aver gli imputati cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità, tempestivamente eccepita dalla difesa, che ha subito sollevato la questione relativa al conseguente pregiudizio difensivo”.
“Il provvedimento dei giudici di secondo grado, invece, risulta viziato in quanto la corte avrebbe dovuto rilevare la violazione delle prerogative difensive avvenuta in dibattimento in primo grado in conseguenza della contestazione e annullare la sentenza emessa dal tribunale di Viterbo nella parte in cui, omettendo qualsivoglia motivazione in ordine alle eccezioni mosse dalla difesa, riconosceva ed applicava l’aumento di pena per la circostanza aggravante. Anziché dichiarare nulla la sentenza di primo grado, ha omesso completamente di motivare sul punto oggetto di gravame”, dice ancora il difensore di Galanti e Sacconi.
“Giustizia è stata fatta, l’annullamento senza rinvio nonché la definitiva cancellazione delle statuizioni civili nei confronti dei miei assistiti mi riempie di soddisfazione. E’ stata una battaglia in cui abbiamo creduto dal principio, durissima e portata avanti fino alla fine, con la convinzione di essere nel giusto. Adesso la cassazione ci ha dato ragione”, la conclusione.
Silvana Cortignani
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY