– Coltivano canapa indiana, due arresti.
Stando alle ricostruzioni, i carabinieri di Tuscania, fingendosi cercatori di funghi, hanno scoperto una piantagione di marijuana, nascosta all’interno di un bosco di circa dieci ettari ai confini dei terreni dei due pastori sardi O.F. 41enne e L.G., 48enne, che oltre all’allevamento, avrebbero coltivato cannabis indica.
Al loro arrivo, i militari avrebbero trovato un sistema fisso di guardiania composto da due malviventi, uno dei quali non avrebbe esitato a puntare contro di loro un fucile calibro 12 caricato a palla, poi risultato avere la matricola abrasa.
L’altro complice, invece, sarebbe fuggito con un fuoristrada. Subito i militari avrebbero reagito alla minaccia di O.F., esplodendo due colpi in aria per far desistere il pastore dalla sua resistenza.
Questo, dopo aver abbandonato l’arma, sarebbe scappato a piedi.
I carabinieri li avrebbero dunque inseguiti, raggiungendo, dopo una corsa di quasi un chilometro, O.F. che, avrebbe opposto una violenta resistenza, provocando a due dei militari lesioni guaribili in dieci giorni.
Quasi contestualmente, poco distante, è stato raggiunto e bloccato anche L.G.
Tornati sul posto, i carabinieri avrebbero scoperto all’interno del bosco l’enorme distesa di piante di cannabis, in ottimo stato di coltivazione, alte non meno di due metri e fino a un massimo di cinque metri.
La piantagione, estesa per circa un ettaro e con mille piante, del peso di tredici quintali circa, già pronte per essere raccolte.
All’internoera allestita anche un zona per essiccatoio con dentro una cinquantina di piante già messe ad essiccare.
Sul posto è stato trovato anche tutto il materiale, i fertilizzanti e l’attrezzatura occorrente per la coltivazione, nonché un sistema di irrigazione a terra artigianale quanto sofisticato, costituito da tubi che si snodavano lungo tutta l’area coltivata, arrivando a bagnare capillarmente tutte le piante con acqua pompata da una pozza d’acqua artificiale creata in quei pressi e opportunamente mimetizzata, così come tutta la piantagione, in modo tale che nemmeno dall’alto sarebbe stata visibile.
Se la coltivazione fosse andata in porto, avrebbe potuto fruttare fino a un milione di euro in quanto dalla florescenza delle piante era già possibile procedere alla raccolta anche della resina per l’hashish.
Per i due malviventi si sono aperte le porte del carcere di Viterbo.
Sono state denunciate in stato di libertà per concorso nel reato anche la moglie e la figlia di L.G.
Oltre alle piante e al materiale vario per la coltivazione è stato sequestrato il fucile con il munizionamento, due coltelli a serramanico e due radio portatili e un fuoristrada usato per gli spostamenti e la vigilanza all’esterno del bosco.
Le indagini sono ancora in corso da parte dei militari di Tuscania per acquisire ulteriori elementi probanti e l’eventuale identificazione di ulteriori complici.
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