Tuscania – Cinque anni e trentamila euro di multa.
Termina così il processo a uno dei pastori sardi accusati di aver messo in piedi una maxipiantagione di canapa indiana a Tuscania, in una località sperduta in campagna chiamata Castel Ghezzo (fotocronaca – video).
Franco Orrù, 44 anni, è stato ritenuto responsabile come il suo complice Giuseppe Lacu, 50enne, già processato con rito abbreviato e condannato a due anni e otto mesi. Pena più alta per Orrù, giudicato con rito ordinario, senza possibilità di sconti processuali.
Per i carabinieri di Tuscania, all’epoca coordinati dal capitano Cuneo, erano loro i gestori della maxipiantagione scoperta nel 2012 in un terreno confinante con quello di Lacu. Gli investigatori la definirono “un tesoro economico, in grado di fruttare tre chili di marijuana a pianta e un totale di due-tre milioni di euro sul mercato dello spaccio”.
Carabinieri travestiti da fungaioli andarono in avanscoperta: Orrù faceva la guardia alla piantagione armato di fucile. Con l’arma li avrebbe minacciati, intimando loro di andarsene. Anche su questo, ieri, all’ultima udienza del processo, è stata battaglia tra accusa e difesa, con tanto di maxi schermo in aula per proiettare slide: mentre per il pm Stefano D’Arma il pastore avrebbe palesemente puntato l’arma contro almeno uno dei carabinieri, l’avvocato Giovanni Bartoletti ha evidenziato come da testimonianze raccolte risultasse il contrario.
L’arresto dei due pastori scattò dopo un rocambolesco inseguimento. Per le difese erano scappati perché avevano sentito i militari sparare in aria, dopo l’arrivo di una squadra di trenta uomini dal comando provinciale di Tuscania.
La difesa aspetta di leggere le motivazioni della sentenza per fare ricorso.
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