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Maxipiantagione sequestrata - Cade l'accusa della detenzione di droga - Resiste solo la detenzione abusiva di arma

Selva di droga, domiciliari ai due pastori

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O.F., uno degli arrestati

O.F., uno degli arrestati

L.G., uno degli arrestati

L.G., uno degli arrestati

Alcune delle piante di marijuana sequestrate

Alcune delle piante di marijuana sequestrate

I coltelli sequestrati

I coltelli sequestrati

Uno dei militari mostra il fucile sequestrato

Uno dei militari mostra il fucile sequestrato

Arresti domiciliari per i due allevatori sardi accusati di aver coltivato un ettaro di marijuana (fotocronacavideo).

Così ha deciso il gip di Viterbo Salvatore Fanti, che ha ascoltato gli arrestati questa mattina, al carcere di Viterbo Mammagialla.

L’udienza di convalida è iniziata alle 9. Il 41enne F.O. e il 48enne G.L. hanno ammesso solo il possesso del fucile con matricola abrasa ritrovato dai carabinieri durante il blitz che ha fatto scoprire la maxipiantagione a Tuscania. Ma la droga, hanno detto gli arrestati, non era loro. E, secondo il gip, non ci sono gli elementi per dimostrare che lo fosse.

Secondo l’ordinanza con cui sono stati disposti i domiciliari, coltelli, cellulari e ricetrasmittenti sequestrati sono compatibili con la loro attività di allevatori. Il giudice aggiunge anche che la fuga degli arrestati, dopo l’arrivo dei carabinieri, può essere giustificata dai colpi in aria sparati dai militari.

In pratica, per i due allevatori, difesi dall’avvocato Giovanni Bartoletti, cade l’accusa principale: detenzione e coltivazione ai fini di spaccio di droga. Così come quella di invasione di terreni e reati ambientali causati dal disboscamento della zona per piantare la marijuana. Resistono solo la detenzione abusiva di arma e la resistenza a pubblico ufficiale.

I carabinieri avevano definito la piantagione tra Tuscania e Montalto “un vero tesoro economico”. Una selva di cannabis, con piante alte anche cinque metri, dall’elevatissimo principio attivo. Da ognuna si potevano ricavare circa tre chili di stupefacente, per un peso totale di oltre 13 quintali.

Il valore globale di tutta quella marijuana, immessa sul mercato dello spaccio, si aggirerebbe intorno ai due-tre milioni di euro.

Per i carabinieri di Viterbo resta uno dei più imponenti sequestri di droga mai eseguiti nella Tuscia dietro al quale, forse, c’è la mano di un’importante organizzazione criminale.


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20 settembre, 2012

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