Nepi – (sil.co.) – Va a fuoco nella notte la macchina della ex convivente parcheggiata sotto casa, secondo la procura a bruciare la vettura è stato l’ex.
L’incendio, avvenuto a Nepi, risale alla notte tra il 19 e il 20 luglio 2017. Fin dal primo momento le attenzioni degli investigatori si sono concentrate su un giovane del posto, denunciato la mattina successiva dalla vittima e già processato e assolto dall’accusa di maltrattamenti in famiglia.
Si è invece aperto ieri davanti al giudice Silvia Mattei, con la testimonianza della donna e di uno dei carabinieri intervenuti assieme ai vigili del fuoco, il processo in cui l’uomo è imputato di danneggiamento per il rogo.
In fiamme una Alfa Romeo 156. Non ha visto niente la compagna, svegliata nel cuore della notte dal cognato, che le ha bussato alla porta di casa. “Pensavo fosse lui che voleva entrare, ci eravamo sentiti tutto il giorno fino a che non mi sono addormentata per WhatsApp. Tra le altre cose, aveva anche minacciato di bruciarmi la macchina”, ha spiegato al giudice la parte offesa.
Secondo il carabiniere sentito come testimone poteva succedere una tragedia: “L’auto aveva il pieno di benzina, se le fiamme fossero giunte al serbatoio sarebbe esplosa sulla pubblica via”. L’incendio fu prontamente domato grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco.
L’imputato, all’epoca cocainomane, sarebbe stato fortemente indebitato con alcuni spacciatori e avrebbe temuto per l’incolumità sua e dei suoi cari. Il che non gli avrebbe impedito, poco prima del rogo, di inviare alla ex messaggi sempre più pesanti, i cui screenshot saranno acquisiti nel fascisoclo del processo, su disposizione del gudice.
“C’erano scritte frasi tipo ‘non peggiorare le cose, fammi entrare in casa’, ‘devi lasciare una busta fuori’, “ricominci a piangere?’ – ha spiegato il carabiniere – secondo le indagini voleva dalla donna i soldi per la droga ed era appostato fuori dell’abitazione. I messaggi si sono interrotti solo dall’una e dieci alle ore 3,52, proprio quando è stata incendiata la macchina. Poi sono ripresi e a un certo punto le ha scritto ‘Civita Castellana mi ha detto che ci sono problemi a casa’. Aveva chiamato la compagnia per avere informazioni”.
La difesa ha battuto molto sulla dipendenza dalla cocaina e sui guai con gli spacciatori.
Fatto sta che l’imputato, un paio di giorni dopo l’incendio, ha tentato di suicidarsi. “Ha mandato un messaggio in cui preannunciava il gesto, per cui siamo corsi a casa sua e lo abbiamo salvato dopo che aveva già ingoiato delle pasticche”, ha spiegato il militare, sottolineando che stava vivendo un periodo davvero problematico.
“Lui lavorava, aveva preso una casa e avrebbe voluto tornare assieme alla sua famiglia, ma era devastato dalla cocaina, che lo stava rovinando, lo rendeva aggressivo, senza capacità di controllo, terrorizzato dai pusher cui doveva dei soldi. Ma dopo quell’episodio è intervenuto il padre, che lo ha convinto a ricoverarsi presso un centro specializzato. Per quanto ne so, ora dovrebbe esserne uscito e stare di nuovo bene”, ha concluso al termine di una testimonianza condotta all’insegna di una grande umanità.
L’imputato, che vuole essere interrogato, sarà sentito il prossimo 26 novembre e per quel giorno è prevista anche la sentenza.
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