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Viterbo - Ma la società ha impugnato l'ordinanza davanti al Tar

Il comune alla Polonord: “Via i rifiuti dal colosseo”

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Viterbo - "Il Colosseo"

Viterbo – “Il Colosseo”

Viterbo - Una piccola discarica ricavata all'interno del "Colosseo"

Viterbo – Una piccola discarica ricavata all’interno del “Colosseo”

Viterbo - Uno dei vecchi punti di accesso al "Colosseo"

Viterbo – Uno dei vecchi punti di accesso al “Colosseo”

Viterbo - La macchina nel piano interrato

Viterbo – La macchina nel piano interrato

Viterbo – (r.s.) – “Via i rifiuti dal colosseo”. Ovvero dall’enorme complesso edilizio in cemento armato che sta sulla Tuscanese. “Via i rifiuti” da quello che sarebbe dovuto essere un grande centro commerciale e direzionale, e che invece è diventato l’incompiuta per eccellenza di Viterbo. “Via i rifiuti”. Il sindaco Giovanni Arena lo aveva ordinato alla Polonord di Piero Ferri, che è proprietaria dell’aria, il 31 gennaio del 2019. Ma la società ha impugnato il provvedimento davanti al Tar: era nelle sue facoltà.

Nell’ordinanza il primo cittadino parla di “deposito incontrollato di rifiuti” nel cantiere del cosiddetto colosseo. Il 12 novembre 2018 Arpa e polizia locale avevano effettuato un sopralluogo e nel verbale evidenziavano “la presenza di cumuli. A un’ispezione della parte superficiale – scrivevano – sono stati rilevati materiali di diversa natura comprendenti scarti di demolizioni/costruzione, plastica, polistirene espanso, ferro, guaina, pneumatici fuori uso, scarifica del terreno dell’area antistante”. Inoltre, sottolineavano “che non era stato possibile verificare l’interno dei cumuli”.

Il sindaco ha così ordinato “la messa in sicurezza dei cumuli di rifiuti depositati in modo incontrollato nell’area, con una copertura tramite teli impermeabili, fino alla rimozione da parte di una ditta specializzata” e “la rimozione e l’avvio a smaltimento dei rifiuti da parte di una ditta specializzata, che dovrà effettuare preliminarmente la caratterizzazione del rifiuto”. Arena ha inoltre disposto “che, una volta rimossi i rifiuti, vengano attivate le procedura per accertare l’eventuale superamento dei valori di concentrazione soglia di contaminazione su suolo e sottosuolo; che i rifiuti non vengano movimentati fino alla rimozione” e che “venga effettuata la pulizia della vegetazione intorno al canale per evidenziare l’eventuale contaminazione delle acque superficiali”.

Ma la Polonord è ricorsa, contro il comune di Viterbo, al Tar del Lazio per l’annullamento dell’ordinanza. Dal canto suo palazzo dei Priori ha ritenuto necessario costituirsi in giudizio, “al fine di tutelare i propri interessi e le proprie ragioni”. Ha così conferito, per circa 5mila euro, l’incarico legale all’avvocato Lorenzo Lepri.



Nel novembre del 2018 anche Tusciaweb era entrato nell’area del colosseo. E avevamo documentato: “Un cantiere pericoloso, perché le persone ci si ficcano rischiando l’osso del collo saltando da una trave all’altra e spingendosi fin sull’orlo del precipizio. Soprattutto di notte. Con le impalcature che potrebbero venir giù da un momento all’altro. Entrare è facile. Una parte della recinzione è crollata a causa del maltempo, lasciando libero un ingresso da cui tutti passano (la recinzione è poi stata riparata a inizio 2019, ndr). Tuttavia, lungo la ‘staccionata’ di lamiere, ci sono altri ‘buchi’. In uno dei questi sono stati buttati dei rifiuti. Come se nulla fosse”.

Scrivevamo: “La struttura è enorme, piena di pericoli. Cadere nel vuoto a decine di metri d’altezza, un rischio reale. Le impalcature sono dappertutto. Se si toccano oscillano, col rumore che sale lungo il muro da cui spuntano pezzi di ferro arrugginiti. La strada che porta al seminterrato mostra i resti delle lamiere che impedivano l’ingresso. Dal piano interrato si accede alle scale che conducono in cima al colosseo. Fino all’ultimo gradino disponibile. Appoggiati sul pavimento, piano dopo piano, travi di cemento, attrezzature, polistirolo e impalcature”.

Avevamo documentato il colosseo da cima a fondo. “Pericoloso inoltre il piano interrato. Qui il buio è pesto pesto e si vede a malapena. Ogni tanto si incontrano dei buchi a terra, senza poterne intuire la profondità. C’è persino un’automobile abbandonata. Non sembra neanche vecchia. Ha il cofano e uno sportello aperti. Sulle colonne un nome, Habeb, numeri di telefono, qualche disegno e una scritta curiosa. Fatta a matita e in stampatello: ‘A cors na’ fai pché o’-cavall-addà-murì’. Testuale”.


Multimedia: I pericoli del “Colosseo” – Nei sotterranei del “Colosseo” – Il complesso edilizio come avrebbe dovuto essere – Video: Nel cuore del  “Colosseo” – In cima al “Colosseo” con una Gopro

Articoli: Riparata la recinzione del “Colosseo”, ora è severamente vietato entrare – I pericoli del “Colosseo”, dove i ragazzi rischiano la vita di Daniele Camilli


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3 febbraio, 2020

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