Viterbo – (sil.co.) – Trecentocinquanta euro a settimana per fare la escort in un appartamento del Pilastro. Tanto sarebbe costato fare la prostituta a una dominicana 38enne, che avrebbe pagato 1400 euro al mese per usufruire di una “stanza dell’amore” in un appartamento di via del Pilastro, gestito da una connazionale, nome di fantasia Dolores, che avrebbe chiesto la stessa somma anche ad altre due colleghe. Ovvero 1400 euro al mese moltiplicato per tre.
Niente da ridire fino a quando gli affari non avrebbero inziato ad andare male. Sarebbe successo quando via del Pilastro è rimasta chiusa per un periodo a causa di alcuni lavori in corso. Il flusso di clienti sarebbe sensibilmente diminuito, creando difficoltà alle lucciole che avrebbero prima chiesto di dilazionare i pagamenti e poi smesso di pagare. Nel frattempo è scattato il blitz della guardia di finanza che avrebbe mandato definitivamente a monte il business.
I soldi, secondo l’accusa, le escort avrebbero dovuto consegnarli a un viterbese, difeso dall’avvocato Emilio Lopoi, finito a processo per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone.
Non secondo la testimone sentita ieri in aula: “Lui ci è finito in mezzo solo perché era un cliente innamorato di Dolores, che era in vacanza a Santo Domingo e lo aveva incaricato di riscuotere le quote al posto suo, Peraltro non lo abbiamo neanche pagato”.
“C’erano una camera da letto era per accogliere i clienti e un’altra che Dolores teneva per sé, mentre noi ragazze dormivamo sul divano. Diceva che il canone di locazione era alto, che le spese erano alte. Si raccomandava di accendere poco la luce, non usare il forno e accendere il meno possibile il riscaldamento, perché sennò le bollette erano troppo salate”, ha detto la donna, che nel frattempo si è trasferita a Merano.
L’uomo è stato incastrato dalle intercettazioni telefoniche e ambientali in cui avrebbe fatto pressioni sulle escort perché versassero nei tempi stabiliti le somme pattuite. Era il mese di ottobre del 2012 e dopo oltre sette anni la giustizia non ha ancora finito il suo corso.
“I soldi che pagavamo erano tutti per Dolores, non per l’imputato – ha spiegato la 38enne – anche lui doveva pagarla. Lui era innamorato, per lui Dolores era una donna. Lui per lei era un cliente. Se la voleva doveva pagare. E in quei giorni, siccome lei era in vacanza a Santo Domingo, gli aveva detto che doveva riscuotere da noi al posto suo, lo pungolava e lui insisteva”.
Il problema fu la strada. “Io ero arrivata a maggio e non c’erano problemi a pagare 350 euro a settimana. Ma a settembre via del Pilastro fu chiusa per dei lavori e questo provocò una diminuzione dei clienti e quindi degli incassi. Dolores era via e pretendeva la solita somma, noi invece chiedevamo di poter dilazionare. L’imputato, pungolato da lei, insisteva. Ma noi smettemmo di pagare, per cui gli affitti di settembre e ottobre non li prese. Poi a ottobre c’è stato il blitz della guardia di finanza ed è finita così”, ha concluso.
Il processo è stato rinviato al primo luglio per sentire altri testimoni.
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