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Tribunale - Gradoli - A processo per appropriazione indebita la nipote 49enne - Si sarebbe impossessata di oltre 90mila euro in contanti

Fa la badante allo zio e gli svuota il conto corrente, gli altri eredi la denunciano

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Viterbo - Palazzo di giustizia

Viterbo – Palazzo di giustizia

Gradoli – (sil.co.) – Fa la badante allo zio e gli svuota il conto corrente dal quale avrebbe sottratto oltre 90mila euro, gli altri eredi la denunciano. 

A processo per appropriazione indebita una 49enne di Gradoli, contro la quale si sono costituiti parte civile il fratello e la sorella dell’uomo, un vedovo senza figli deceduto il 24 aprile 2015. Ieri la prima udienza davanti al giudice Gaetano Mautone. L’imputata, che non era presente in aula, è difesa dall’avvocato Antonella Ginanneschi, sostituita dal collega Gino Salvatori.

Sei in origine i fratelli, soltanto due dei quali ancora in vita, due settantenni che si sono costituiti parte civile con gli avvocati Giuseppe Pierdomenico e Francesca Camacci.

“A giugno ci ha chiamati il notaio per dirci che il 22 settembre 2014 nostro fratello aveva fatto testamento, lasciando la casa alla nipote che gli aveva fatto da badante e i soldi agli eredi, noi fratelli e i figli di quelli deceduti. Peccato che dal conto corrente, che era stato svuotato, fossero spariti oltre 90mila euro. Praticamente la metà di quanto sarebbe spettato a noi e agli altri nipoti, circa 200mila euro da dividere in cinque, esclusa l’abitazione. A noi sono rimasti i 100mila euro che erano investiti in bot e cct, circa 20mila euro ciascuno”, hanno spiegato il fratello e la sorella del defunto al giudice.

Lo zio avrebbe assunta l’imputata per mille euro al mese come badante l’anno prima, dopo essersi operato di tumore. “Quando aveva perso la moglie, non avendo figli, la nipote già gli faceva le faccende domestiche. Poi, quando si è ammalato, siccome lei era senza lavoro, l’ha presa a vivere in casa, pagandola come badante, preferendo dare mille euro al mese alla nipote piuttosto che a un’estranea”, hanno detto.  

“All’apertura del testamento abbiamo scoperto che, quando nostro fratello era in già in coma, il 21 aprile di cinque anni fa, tre giorni prima della morte, le avrebbe fatto un assegno di 30mila euro. Il 29 gennaio, quando già non era più in condizioni e alternava momenti di lucidità a momenti in cui non era più lui, la nipote ha prelevato 9mila euro, il 24 febbraio ha ricevuto bonifici per 5mila euro, più altri 7.250 euro in contanti tra sportello e bancomat. Il 23 aprile ha prelevato in due volte 500 euro. Un fiume di denaro finito nelle sue tasche. In tutto 91mila euro. Più la casa”, la conclusione. 

Ci vorrà tempo per la sentenza. La prossima udienza del processo si terrà il 26 febbraio 2021.


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22 febbraio, 2020

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