Viterbo – (p.p.) – “E’ uno spettacolo dedicato alle vittime collaterali, perché gli studenti non dimentichino”. Pino Calabrese, interprete di serie come “La squadra” o “I bastardi i Pizzofalcone”, parla de “L’ombra di Aldo Moro” che ieri ha presentato alle classi quarte e quinte del liceo artistico Orioli.
Un’iniziativa resa possibile grazie alla alla vittoria del bando “Per chi crea” promosso da Mibac e gestito da Siae, attraverso cui la scuola, in collaborazione con l’associazione “Not equal”, ha avviato un percorso di alfabetizzazione cinematografica rivolto agli studenti dell’indirizzo di grafica. A promuoverlo le insegnanti Carmen e Angela Pizzuto, Carla Mattioni e la tecnica Rosanna Morgantini di concerto con Giuseppe Cacace, responsabile dell’associazione.
Era presente, insieme alla preside Simonetta Pachella, Silvia Somigli, segretario organizzativo regionale Uil scuola Lazio, da sempre sensibile a iniziative formative per i ragazzi.
Il rapimento e l’uccisione di Moro segnarono una svolta storica. Gli studenti non possono dimenticare. “Il 16 marzo del 1978 – racconta l’attore Calabrese – frequentavo l’università Federico II di Napoli. Ricordo che alle 9,30 di mattina, quando arrivò la notizia, stavo studiando e la cosa mi scioccò molto pur non avendo ancora una coscienza politica particolarmente sviluppata.
In qualche maniera, però, la figura di Moro ci aveva accompagnato ed era come un babbo spirituale della politica italiana. Ci colpì, così come ci colpì l’eccidio dei 5 uomini della scorta. Questo spettacolo è dedicato a loro, a tutte le vittime collaterali. Di Moro se ne parlerà, ma si parla attraverso gli occhi di Oreste Leonardi, che era il caposcorta, e che rappresenta tutti quegli uomini che hanno dato la loro vita per combattere il terrorismo”.
Lo scopo è di far “apprendere ai ragazzi la storia moderna, specie di quella degli ultimi 40 anni. E’ stato scritto che questo ha rappresentato il Big bang della storia italiana dal dopoguerra a oggi, cambiando la nostra vita politica e sociale.
I giovani dovrebbero sapere cosa è successo e noi cerchiamo di farlo attraverso questo spettacolo di teatro civile. Soprattutto non devono dimenticare il fatto che ci sono state vittime nel corso degli ultimi 50 anni e non sono solo agenti, ma anche tutti i famigliari, le mogli, i fratelli, le mamme, e le fidanzate che, in qualche maniera, sono morti con loro. Bisogna lasciare nei ragazzi un segno”.
Ad accompagnare Calabrese, Patrizio Macci, autore del testo.
La preside dell’Orioli Simonetta Pachella ha sottolineato come si trattasse di “un contributo per conoscere la ‘storia conforme diversa’, al di là del libro. Aldo Moro è una delle figure più rappresentative, non solo come statista ma come uomo di cultura.
Non a caso fuori dal suo ufficio universitario aveva l’appellativo di ‘claro’, proprio perché era uno studioso veramente valevole. Quando arrivava in spiaggia vestito con la cravatta e la camicia e le figlie gli chiedevano perché non si spogliasse, lui rispondeva che per rispetto del popolo italiano e delle istituzioni che rappresentava non poteva permetterselo. Un aneddoto che ci dà lo spessore dell’uomo rispetto a tanti politici nostri di ogni colore, non ne faccio infatti una questione partitica.
Sono abbastanza grande da ricordarmi con angoscia quel giorno di marzo. Come se fosse ieri, così come ricordo il 9 maggio quando è stato ritrovato. Per noi sono stati momenti terribili, l’Italia è riuscita a superarli e con un colpo di reni è ritornata alla normalità. Spero che anche oggi il nostro paese possa rientrare nei binari della normalità.
In questa iniziativa, molto hanno fatto le hanno dato le insegnanti promotrici del progetto che con spirito civico hanno fatto sì che i nostri ragazzi potessero vivere esperienze meravigliose e formative”.
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