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Il giornale di mezzanotte - Viterbo - I ragazzi della 4CS del liceo Paolo Ruffini raccontano la loro esperienza dopo aver partecipato a un convegno organizzato dal loro preside Massimo Bonelli

“Ecoetica: quando la forza della filosofia e quella della natura si incontrano…”

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Viterbo - Liceo scientifico Paolo Ruffini

Viterbo – Liceo scientifico Paolo Ruffini

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il liceo Ruffini è un posto speciale, profuma di avventura, di spazi aperti che sanno d’aria buona e invitano a camminare.

A dirlo siamo noi studenti, principali soggetti e destinatari dell’opera formativa scolastica.

In un momento storico di generale disorientamento, sgomento e sofferenza in cui tutto pare così insicuro, debole e incerto, tutto pressoché fermo, immobile e forse anche tutto uguale, noi facciamo controtendenza.

Il nostro istituto c’è, è presente, generoso di energia vitale e con questo spirito ci apre ad orizzonti nuovi.

Fieri di appartenere a questo istituto, desideriamo innanzitutto rivolgere un ringraziamento profondo e sentito al dirigente del nostro liceo, Massimo Giuseppe Bonelli, per la passione e l’impegno con cui svolge il proprio lavoro quotidianamente, e per le premure avute nei nostri confronti.

Ci piace intanto esprimerci qui oggi e, in seguito, quando i tempi lo permetteranno, lo faremo volentieri anche sul giornalino studentesco che il nostro dirigente sostiene fortemente.

Cogliendo l’interesse di noi giovani per i temi ambientali, già a inizio d’anno il dirigente ci ha offerto formidabili occasioni di studio, arricchimento e riflessione sul complicato eppure indissolubile legame tra la dimensione umana e la natura, un rapporto su cui si è tanto discusso ma che risulta particolarmente significativo ed interessante quando eventi epocali drammatici e imprevisti ci fanno scoprire piccoli e fragili a confronto con imponenti forze sovrumane che ci sollecitano a interrogarci.

L’inimmaginabile calamità di questi tempi ha interrotto bruscamente la nostra possibilità di essere fisicamente presenti a scuola ma grazie ai percorsi di didattica formativa a distanza, immediatamente attivati nel nostro istituto, abbiamo potuto proseguire e sviluppare il lavoro iniziato ritrovandoci così anche a riflettere sul nostro percorso.

Il nostro preside, come dicevamo, ci ha fornito stimolazioni potenti, che ci hanno motivati allo studio e all’approfondimento. A novembre ci ha proposto di partecipare a un importante convegno, promosso dalla Società filosofica Italiana, sezione di Viterbo, su una tematica al centro di dibattiti a livello internazionale: l’ecoetica.

Così, noi ragazzi della 4CS, in due giornate di novembre, il 21 presso la biblioteca provinciale “Anselmo Anselmi” e il 22 nell’aula magna del liceo Buratti, abbiamo avuto la fortuna e il piacere di ascoltare gli interessanti ed efficaci interventi di relatori di elevato livello professionale e culturale, tra i quali il professor Massimo Bonelli stesso, il filosofo Aurelio Rizzacasa, ordinario di Filosofia Morale all’ateneo di Perugia, il colonnello Raffaele Manicone, comandante del raggruppamento carabinieri biodiversità, Roberto Leoni, presidente della fondazione Sorella Natura, il docente di pedagogia Gaetano Mollo dell’Università di Perugia. Ascoltando e prendendo parte attiva ai dibattiti maturati in quel contesto, abbiamo capito che la filosofia ambientale ci coinvolge tutti in prima persona.

Molto spesso, fuorviati da una visione superficiale della filosofia, intesa come materia puramente scolastica sganciata dalla realtà e dalla nostra vita pratica, non ci accorgiamo di quanto essa sia invece un mezzo potente per analizzare tutto ciò che ci circonda e per comprenderci in questo tutto.

Ci siamo resi conto che la filosofia ha la forza di indurci a pensare su ciò che siamo e vogliamo essere: ci chiama a riflettere sulla nostra condizione esistenziale, ci incita a una ricerca che in qualche modo possa appagare la nostra domanda di senso, ci chiama a progettarci. Filosofia semplice materia scolastica? Eh no: questa disciplina nasconde un autentico tesoro ma questo si rivela solo se sappiamo come scovarlo il che significa porlo in relazione alla nostra persona, emotività ed etica.

La forza della filosofia è legata al nostro saper cogliere la complessità del nostro esistere sulla terra.

Con la suggestiva e significativa immagine di un magnifico arazzo il colonnello Manicone ci ha aiutati a comprendere proprio questo fondamentale concetto: il termine complessità deriva da “cum plexum”, con nodi, intrecciato, una espressione latina che ben si adatta ad indicarci la prima fondamentale caratteristica di una tessitura come l’arazzo. Senza sapiente a abile raccordo tra le sue diverse componenti, l’arazzo non si realizza, non può esserci; peraltro se i fili vengono sfilacciati e isolati si distrugge tutta l’opera. La nostra vita può essere rappresentata come un arazzo di cui noi siamo i tessitori.

Come abbiamo letto negli scritti del filosofo norvegese Arne Naess, l’Io non è una monade chiusa in se stessa ma parte di un tutto, un “nodo nella rete biosferica, inseparabile dalla trama di relazioni che lo costituiscono”.

L’intervento del colonnello, chiaro, incisivo, ci ha fatto riflettere su come zone d’essere diverse, che a volte ci sembrano opposte, siano in realtà così profondamente interrelate, così intimamente coniugate che non avrebbe senso neanche parlare di natura e leggi che governano il mondo fisico senza pensare pure a questioni di morale e etica.

Qui, la straordinaria lezione del professor Rizzacasa ci ha illuminati. Lo studioso ci ha spiegato come tra natura, morale e etica ci siano passaggi necessari e obbligati: perché l’esistenza umana sia possibile occorre che la morale, ciò che caratterizza l’aspetto interiore del singolo e il piano delle responsabilità individuali, si evolva in etica , ambito delle responsabilità sociali e collettive; l’ambiente naturale è senz’altro al centro della nostra assunzione di responsabilità.

“Ragazzi, causa problemi lo scollamento tra etica umana e natura” ci ha avvertiti il nostro preside lanciandoci una sfida di approfondimento e riflessione filosofica. Il preside Bonelli, professore e studioso di storia dell’arte, autore di diversi saggi e pubblicazioni scientifiche, è intervenuto al convegno. Con quel suo sorriso gentile che tante volte ha brillato nei nostri corridoi e nelle nostre aule, quel suo modo di porsi affabile e accogliente che dà sicurezza e fa subito sentire a suo agio ogni interlocutore, il nostro preside ci ha condotti in un avvincente viaggio per gli intrecciati e suggestivi sentieri di arte e filosofia.

Partendo dal Rinascimento, dove con Leonardo e Giorgione, la natura diventa protagonista del linguaggio pittorico”, per arrivare al neoimpressionismo, dove “con autori come Van Gogh la natura si fa specchio dell’anima”, ci siamo soffermati a contemplare le altissime vette espressive raggiunte nel Romanticismo quando, nelle opere artistiche, la natura è luogo di pace e quiete, ma anche luogo di tormento interiore. In questo lungo e interessante percorso ci ha colpiti molto “la riflessione postkantiana del sublime”.

Friedrich Turner è uno di quegli artisti che esprimono magnificamente il sublime”, ci ha fatto notare il preside. Osservando le immagini dei quadri che il preside ci indicava abbiamo visto che Turner nei suoi dipinti coglie la natura nella pienezza delle sue maestose e talvolta anche terribili manifestazioni, in quei suoi spettacoli smisurati dove, dando prova di sé, della sua massima potenza, può generare nell’uomo un profondo senso di inquietitudine e di finitezza. Il sentimento che prova lo spettatore nell’osservare le opere di Turner, è lo stesso, ci dice il preside, descritto dal filosofo tedesco Immanuel Kant nel suo “sublime dinamico”.

Il “sublime dinamico” è un sentimento intermediario e dialettico tra estrema potenza e bellezza e puro terrore. Al cospetto della natura, di fronte alla sua magnificenza e imponenza,alla sua dimostrazione di forza e grandezza, l’uomo in un primo momento avverte smarrimento e frustrazione sentendosi inadeguato e insufficiente, ma poi si risveglia in lui il sentimento della propria effettiva infinità e grandiosità perché scopre che il vero infinito e il vero sublime stanno nell’animo umano che solo puo’ coglierlo.

Ci piace ricordare i passaggi di questa lezione soprattutto oggi, quando eventi immani sembrano volerci sopraffare e attestare la nostra nullità e impotenza. Così ci accorgiamo che il preside ci ha insegnato anche qualcos’altro, qualcosa che ha una grande capacità liberatoria: la possibilità della trasformazione della paura, che immobilizza, in forza dinamica, in attitudine tesa al superamento e alla rinascita.

La natura sembra oggi sovrastarci nella sua incontenibile e irrefrenabile volontà di vivere, quasi a prendersi una rivincita sull’uomo che l’ha a lungo violentata. Tutti noi, in televisione o altri mezzi di comunicazione, abbiamo assistito all’insolito spettacolo di un recupero del proprio habitat da parte di diverse specie (nelle acque di Venezia sono tornati i delfini!); abbiamo visto come molti animali si stanno muovendo in piena tranquillità in spazi dai quali erano prima respinti e cacciati, luoghi precedentemente occupati solo da presenze umane.

Queste curiose immagini hanno il sapore del contrappasso se pensiamo al tremendo processo di distruzione ambientale di cui l’uomo si è reso responsabile. Insomma nella tragedia e nel male un lato positivo c’è: il drastico, quanto benefico per il nostro pianeta, calo dell’inquinamento che sta riportando la natura alle sue antiche bellezze.

La natura è casa comune, una casa da vivere in armonia e senza rovinarla, recita l’enciclica Laudato Si’ alla quale si sono riferiti nei loro ricchi interventi sia il professor Leoni che il professor Mollo. Si tratta quindi di trovare la possibilità di riconciliazione con la natura. Riconciliarci, come? Nell’articolato ineliminabile intreccio con la natura, nella pluralità delle sue variazioni, ora benigne e favorevoli, ora anche fonte di calamità e imprevisti bisogna senz’altro imparare a pensare secondo un’ottica sistemica, sviluppando quell’ “altruismo ecologico”inteso dal filosofo Naess come “capacità di vivere e cooperare entro relazioni complesse” e questo significa innanzitutto cominciare a riprogettare noi stessi, i nostri orizzonti e scopi. Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra”, scrisse circa 40 anni fa il filosofo Hans Jonas e molti secoli fa Seneca si espresse così: “noi tutti moriremo. Intanto, mentre viviamo facciamo in modo di coltivare la nostra umanità”.

Iniziare a riseminare e coltivare noi stessi così come un paziente e accorto agricoltore lavora il suo campo rendendolo fecondo, ci sembra allora la condizione prima per vivere la terra. Decentrarci, uscir fuori da noi stessi è senza dubbio essenziale per ritrovarsi e rinnovarsi nell’umanità

Qualcosa in noi si era messo in moto: passione, interesse, voglia di fare e di esserci hanno cominciato ad ardere nei nostri cuori. Contenti e più vitali che mai, abbiamo lasciato il convegno al suo termine ma il nostro viaggio di esplorazione e scoperta in realtà era appena iniziato. Queste sono alcune delle pagine del nostro diario di vita scolastica e a questo punto dobbiamo dire, in piena sincerità, che oggi come allora a scuola sentiamo il desiderio e la gioia di scoprire cose nuove.

Vorremmo invitare qui, su questo giornale, quegli uomini di cultura dei quali abbiamo conosciuto la grandezza perché, dialogando con noi, possano offrirci ulteriori stimoli per arricchirci ancora e sostenere la nostra ansia di ricerca. Ci piacerebbe fosse proprio il nostro preside Massimo Bonelli, a dare l’avvio a un tavolo di confronto, magari riprendendo proseguendo con noi quella intrigante e avvincente lezione che ci ha iniziato in classe successivamente, accogliendo le nostre richieste di venire a parlare ancora con noi sui temi affrontati.

Una lezione che forse potremmo ricordare anche con questo titolo: “Galilei a Villa Lante, un affascinante itinerario nella natura tra scienza, arte, filosofia e passione”. Sarebbe un interessante modo, senz’altro molto coinvolgente e intrigante per noi, di fare scuola e studiare.

Al tempo stesso vorremmo chiamare anche padre Marius Minuts, docente di filosofia nei corsi universitari dell’istituto San Pietro di Viterbo, ad aprire ulteriormente i nostri orizzonti: con la conferenza di Ppadre Marius sull’enciclica Laudato Si’, prevista per marzo nell’aula magna del nostro liceo, avremmo dovuto infatti proseguire il nostro percorso.

Vogliamo andare avanti insomma, ma in fondo, non è questo il senso di una scuola che ci renda capaci di comprendere e comprenderci, che ci aiuti ad inserirci con dignità e rispetto in un ambiente complesso e vasto e quindi di educarci alla vita?

Alessandro
Andrea
Carlotta
Christian
Christian
Dario
Donata
Giacomo
Marta
Sara
Zohra
Classe 4CS


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29 aprile, 2020

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