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Viterbo - Silvia Somigli, segretario generale Uil scuola, illustra le battaglie per il futuro ai tempi della pandemia

“La nostra società ha riscoperto i valori dei docenti italiani”

di Paola Pierdomenico
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Silvia Somigli e Pino Turi

Silvia Somigli e Pino Turi

Silvia Somigli e Pino Turi

Silvia Somigli e Pino Turi

Viterbo – “La nostra società ha riscoperto i valori dei docenti italiani”. Nonostante la pandemia abbia tragicamente bloccato il paese, l’azione del sindacato non si ferma e Silvia Somigli, segretario generale Uil scuola, è in prima linea a confermarlo. Lotta al precariato, continuità, dialogo a tutti i livelli e centralità dell’istituzione scolastica sono i fari che tracciano la strada da battere per i prossimi mesi.

La scuola ormai riapre a settembre.
“Larrivo del Covid-19 – dice Somigli – ci ha posto in una sorta di terra di mezzo che abbiamo il dovere di traghettare verso il futuro. In gioco ci sono i principi su cui basiamo l’azione del nostro sindacato e cioè il rispetto per il lavoro, scuola come luogo di crescita, educazione, relazione, inclusione, fiducia e progresso. 

La maggiore esperienza politica e sindacale conosce l’importanza del dialogo, della mediazione e delle soluzioni che si raggiungono attraverso proposte condivise. 

Se il ministro, in un momento così delicato e difficile, seguisse questa regola della politica per il bene comune, sentirebbe forte la responsabilità di confrontarsi con i sindacati, soggetti certificati nella rappresentanza da una legge dello Stato, non autoreferenziali, legittimati dalla Costituzione alla tutela degli interessi dei lavoratori. Così non è”. 

Cosa intende?
“La didattica a distanza, le ordinanze, le note alle scuole inviate di domenica notte, l’inceppamento burocratico dei meccanismi di funzionamento della macchina amministrativa, stanno portando il sistema scolastico a un ‘menù à la carte’. Chi arriva ordina che cosa va fatto.

Il lavoro a distanza, sia per docenti che per gli Ata non ha tolto né dedizione, né passione. Per questo bisogna tornare a parlare di libertà di insegnamento, di scuola come ascensore sociale e di tutela delle possibilità che l’istruzione offre alle giovani generazioni.

Un’azione nuova e rinnovata che apra il dibattito sulla scuola e che offra un’opportunità di partecipazione, di presenza seppure con modalità tutte digitali”. 

Su cosa la Uil scuola promuove discussione e confronto?
“Su punti che che rappresentano le tappe di una azione del sindacato per i prossimi mesi e cioè i valori della comunità educante in coerenza coi principi costituzionali che vedono nella scuola statale l’istituzione di promozione sociale e di cittadinanza democratica e partecipata. Tutelare i diritti lavorativi e di cittadinanza perché i provvedimenti tendenti a contrastare il Coronavirus non possono essere l’alibi per non garantirli.

Adotteremo tutte le misure di intervento sindacale rispetto a simili politiche regressive.
Inoltre, ill dialogo appare centrale: nelle scuole, nella comunità educante, con le famiglie e gli studenti. Il distanziamento sociale non può produrre assoggettamento o silenzio o peggio limitazione dei diritti”.

Di fronte a situazioni eccezionali, servono misure altrettanto eccezionali.
“La scuola, in questo momento, non può sopportare – come in passato – procedure con una girandola di persone, di composizione e scomposizione di scuole e di classi. La serie di ordinanze del ministero dell’istruzione avrebbe dovuto gestire una situazione di eccezionalità, non piegarla alle procedure normali”.

Si procede intanto con la didattica a distanza.
“L’auspicio è che il ritorno a scuola riparta dalla centralità della funzione dell’istruzione che non è possibile compensare con la didattica a distanza, che sarebbe più corretto definire come “strategia educativa di emergenza”, funzionale al contrasto nell’attuale situazione epidemica.

Lo strumento digitale non è succedaneo di una didattica in presenza, può essere solo complementare.
Serve chiarire ed arginare le possibili derive dell’utilizzo delle tecnologie digitali, per fini diversi da quelli che appaiono, serve la garanzia di protezione dei dati che possono essere utilizzati a fini commerciali e per invadere la sfera delle libertà personali, sia dei docenti che degli alunni, per larga parte minorenni.

Inoltre, continuità e basta precariato sono ormai concetti chiave. Agire in continuità significa valorizzare il lavoro dei docenti e degli Ata che hanno dimostrato di dare al sistema linfa vitale, anche innovando, con strumenti e prassi digitali, in moltissime situazioni, senza che ne avessero gli strumenti.

Bisognerebbe mantenere inalterata, quanto più possibile, la struttura organizzativa di questo anno scolastico considerando il prossimo come continuazione di questo, secondo il detto latino, quieta non movere et mota quietare. Questo significa mettere a punto una legge che mantenga l’attuale livello organizzativo con il minimo di spostamenti e con la stabilizzazione dei precari”.

Quindi?
“Confermare il personale sulle classi compresi i precari docenti e Ata”.

In tema di assunzioni?
“Va dato corso alla stabilizzazione, attraverso un concorso per soli titoli dei Dsga facenti funzione che hanno svolto per almeno tre anni il servizio senza demerito.

Questi lavoratori hanno garantito il buon funzionamento del sistema scolastico e si prevede che debbano essere utilizzati anche l’anno prossimo. Certamente, non si potranno biasimare, e noi li sosterremo sindacalmente, se rifiuteranno di farlo senza un atto concreto che valorizzi le professionalità acquisite sul campo. In relazione all’annunciata assunzione di mille assistenti tecnici, come supporto alla Dad, deve corrispondere l’attivazione dell’analogo organico (oggi non c’è) per assegnare ‘un  tecnico in ogni scuola”.
 
Anche quella dell’organico è una questione centrale.
“E’ fondamentale la conferma dell’organico di diritto di docenti e Ata, con l’eliminazione dell’organico di fatto, per evitare il ricorso a procedure burocratiche inutili che generano discontinuità didattica con soprannumerari e precari che cambiano continuamente sede di servizio.

Nella stessa ottica, l’attuazione di piani di dimensionamento scolastico adottati dalle Regioni a pochi giorni dal dilagare della pandemia, deve essere congelata per un anno in modo da eliminare tutti gli elementi che interrompono funzionalità e stabilità nei rapporti didattici ed organizzativi delle scuole.

In questa ottica la mobilità del personale va adeguata alla situazione attuale di piena emergenza sanitaria pertanto va ricontrattata. La sua mancata apertura per l’anno scolastico ’20/’21, più volte richiesta dalla Uil Scuola, lede già i diritti di tanti lavoratori. Va ripristinato il pieno coinvolgimento degli organi collegiali della scuola. Analogamente vale per la contrattazione decentrata di istituto.

Il principio di comunità, sancito nel contratto nazionale, per la Uil Scuola, in tutte le sue articolazioni, rappresenta il modello che è in grado di  traghettare la scuola verso la ripresa, ne costituisce la base dell’autonomia dell’istituzione scolastica che vede il personale, dirigente, docente e Ata, protagonista dell’offerta formativa.

Il dirigente scolastico ne ha la rappresentanza, promuove la gestione unitaria, garantisce la libertà di insegnamento, attraverso un’azione condivisa, nell’ambito delle prerogative degli organi collegiali”.  

Come immagina la ripresa?
“La scuola si vive con le interazioni e relazioni personali che trasmettono emozioni ed empatie, costituiscono regole, fanno società, partecipazione e democrazia. Per le modalità di aggregazione dell’offerta didattica successiva alla fase critica occorre dare valore all’autonomia organizzativa e didattica del collegio dei docenti, da coniugare   con la garanzia della salute degli alunni e dei lavoratori che devono poter contare su dotazioni di protezione.

Analogamente, le delibere assunte dai prefetti e dagli amministratori locali, anche in relazione alla fruibilità di servizi, trasporti pubblici, disponibilità logistiche, che possano consentire, dove necessario l’alternanza di gruppi in presenza nell’edificio scolastico e gruppi a distanza, in sedi da definire là dove le famiglie fossero nella impossibilità di assicurare l’assistenza soprattutto dei più piccoli.

Si tratta comunque di scelte che vanno deliberate e discusse sia in ambito degli organi collegiali che della contrattazione decentrata. Un’attenta progettazione della didattica dovrà farsi carico di interventi integrati. Per ogni scuola, o gruppi di scuole, dovrebbero essere previsti presidi medici, con  personale sanitario per la vigilanza a supportarne le scelte sui rischi da contagio, l’uso degli ausili di protezione, prevenzione, sanificazione, areazione e distanziamenti delle presenze nei locali scolastici”. 

La scuola sta affrontando una dura prova.
“A bilancio delle settimane nelle quali il Covid-19 ha costretto tutti gli studenti a fruire della didattica a distanza, ritengo che si possa affermare con fierezza che tutti i docenti italiani hanno dato prova della loro professionalità e della capacità di rappresentare un modello educativo e didattico capace di trainare e sollecitare momenti di conoscenza, anche a distanza.

I genitori hanno potuto affidare ai docenti i loro figli, comunque, verificando loro stessi l’alto livello di partecipazione e di impegno dimostrato. Credo quindi che tutta la società italiana, nonostante la pandemia, abbia riscoperto i valori dei docenti italiani e debba essere loro debitrice per tutto ciò che – conclude Smoigli – hanno donato con dedizione e abnegazione ai propri figli”.

Paola Pierdomenico


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2 maggio, 2020

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