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Cassazione - Frode carosello - Confermati in via definitiva tre anni di reclusione al titolare di un'autosalone viterbese - Con i complici avrebbe sottratto 14 milioni di euro all'erario

Supercar dall’estero col trucco, tre condanne per associazione per delinquere

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Polizia e finanza

In azione polizia e finanza

Viterbo – (sil.co.) – Truffa carosello da 14 milioni di euro sottratti all’erario, condannato in via definitiva a tre anni per associazione per delinquere un imprenditore viterbese.

Sono state confermate dalla cassazione le condanne di secondo grado ai titolari di una concessionaria di Capranica e di una di Roma e all’amministratore di una società cartiera con sede nella capitale. Avrebbero importato auto di lusso da Germania, Austria e Belgio senza versare l’Iva. 

Tutti e tre erano stati condannati a cinque anni di reclusione in primo grado dal collegio del tribunale di Viterbo,  il 13 ottobre 2015. Il processo si chiuse con altre due condanne più lievi e un’assoluzione.

Il 5 ottobre 2017, in appello, grazie alla prescrizione, sono state parzialmente riformate le sentenze, con pene ridotte a 2 anni e otto mesi per uno degli imputati e a tre anni di reclusione ciascuno per gli altri due, tra cui il commerciante viterbese. Pene ora confermate dalla terza sezione penale della corte di cassazione che ha rigettato il ricorso delle difese. 

Le indagini risalgono addirittura al 2006. Nel frattempo sono passati quattordici anni. Gli imputati – un imprenditore oggi 76enne di Caprarola, un 66enne originario di Poggio Mirteto e un 76enne di Roma – furono arrestati nell’ottobre 2008 per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, frode commerciale e falso ideologico nel corso di un blitz congiunto di polizia stradale e guardia di finanza. 

Le concessionarie di Roma e Capranica, sarebbero state coinvolte, secondo l’accusa, in un giro di automobili importate da Austria, Germania e Belgio con l’aiuto di una “società fantasma”, che avrebbe agito da mediatore tra i rivenditori stranieri e le concessionarie italiane. Sulla carta si dichiarava l’avvenuto pagamento dell’Iva nel paese di provenienza dell’automobile. Ma l’Iva, in realtà, non veniva versata. Così facendo, il giro “cartiera” – rivenditore estero-autosalone italiano – avrebbe sottratto all’erario più di 14 milioni di euro.

Ventinove le supercar che sarebbero state importate con lo stratagemma della frode carosello, alcune portate in officine della provincia per taroccare il contachilometri prima della vendita. I gestori degli autosaloni, in pratica, ottenevano le autovetture straniere a prezzi inferiori rispetto al mercato e le rivendevano a prezzi competitivi. Con prezzi inferiori del 20 per cento rispetto a quelli di mercato. 


Articoli: Auto col trucco per non pagare l’Iva, cinque condanne – Scaricavano 100mila chilometri sulle auto da rivendere – Auto col trucco per non pagare l’Iva

 


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25 maggio, 2020

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