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Viterbo - Vittima una mamma con tre figli piccoli - L'avvocato: "Chiederemo 500 euro al giorno" - Società obbligata al riallaccio dopo tre mesi

“Senza acqua per tutta l’emergenza Covid, pronti a chiedere risarcimento record a Talete”

di Silvana Cortignani
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Gli uffici della Talete in viale Romiti

Gli uffici della Talete in viale Romiti

L'avvocato Luigi Mancini

L’avvocato Luigi Mancini

Viterbo – Non paga i debiti dell’ex padrone di casa alla Talete, mamma con tre figli piccoli resta senza acqua per tre mesi. 

Un incubo durato tutta la quarantena da Coronavirus quello vissuto da una famiglia residente nella frazione di Grotte Santo Stefano cui Talete, i primi di febbraio, ha interrotto la fornitura dopo la sostituzione dei contatori.

Il 20 maggio Talete è stata condannata con un provvedimento d’urgenza del giudice Federico Bonati al riallaccio dell’utenza e al pagamento di circa 2500 euro di spese. Che sono niente in confronto ai danni per migliaia di euro che la società potrebbe dover sborsare per risarcire le vittime. Si parla di una cifra attorno ai 40-50mila euro. Una bastonata. Tanto più per una società in perenne affanno.

“Il risarcimento del danno non è stato quantificato, ma siamo nell’ordine dei 500 euro al giorno per ognuno dei giorni del periodo di distacco che è durato tre mesi”, spiega l’avvocato Luigi Mancini che ha seguito la vicenda. Per riavere l’acqua in casa, dai primi di febbraio, una mamma viterbese di 43 anni ha dovuto aspettare il riallaccio avvenuto solo sabato 24 maggio. 

La società che gestisce il servizio idrico, già nel 2003, al momento dell’acquisto dell’immobile da parte della donna e dell’ex marito, avrebbe rifiutato la voltura dell’utenza, sostenendo che la coppia avrebbe dovuto saldare prima la morosità pregressa del vecchio proprietario. Nonostante fosse da tempo deceduto e loro avessero acquistato l’immobile dagli eredi. Un debito risalente addirittura al 1999 che, secondo il giudice, Talete Spa avrebbe semmai dovuto cercare nell’eredità lasciata dal defunto. 

Le vittime, per riavere l’acqua potabile in casa, sono state costrette a ricorrere alle carte bollate, mentre in Italia e in tutto il mondo il Covid mieteva vittime, rivolgendosi all’avvocato Mancini, che ha presentato, nel pieno dell’emergenza, ricorso urgente al giudice civile del tribunale di Viterbo. 

“E’ stata una guerra, tra mail, pec e tutto il resto in un momento in cui anche l’attività giudiziaria era soggetta alle rigide prescrizioni del lockdown. Ho depositato il ricorso i primi di aprile, dopo di che il giudice ha voluto dare tutte le garanzie del mondo alla società, talmente arrogante da non presentarsi nemmeno all’udienza”, spiega il legale.

“I miei assistiti sono stati privati ingiustamente da Talete di un bene essenziale alla vita come il regolare approvvigionamento di acqua – prosegue l’avvocato Mancini – una mancanza radicalmente incompatibile con le più elementari esigenze di igiene della vita domestica, aggravata dal fatto di dover reperire un altro alloggio in periodo di pandemia. Per questo ho chiesto che Talete provvedesse immediatamente all’allaccio dell’utenza idrica nonché al pagamento di tutte le spese legali sostenute. E per questo chiederemo il risarcimento nell’ordine di 500 euro al giorno dei danni subiti in piena emergenza Coronavirus dai miei assistiti”.


Il provvedimento urgente del giudice Federico Bonato

Scrive il giudice: “Il ricorso è stato accolto essendo condivisibili le motivazioni e le argomentazioni logiche e giuridiche della parte attrice (…) in particolare la ricorrente è estranea al rapporto contrattuale intrattenuto da Talete Spa con il precedente utente.

Per tale ragione la morosità relativa allo stesso non può incidere sul rapporto e sulla fornitura, determinando l’interruzione della fornitura dell’acqua.

La ricorrente ha acquistato l’immobile dagli eredi e trattandosi di obbligazione di denaro, le ragioni creditizie della resistente devono essere soddisfatte sul patrimonio relitto dello stesso.

L’interruzione della fornitura d’acqua ha infatti inciso, limitandola gravemente, sulla possibilità della ricorrente di abitare e vivere col proprio nucleo presso l’abitazione familiare, anche per ragioni di igiene (particolarmente rilevante in questo periodo).

Motivi per cui, il giudice accoglie il ricorso e ordina a Talete Spa di provvedere immediatamente all’allaccio”. 

Silvana Cortignani


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26 maggio, 2020

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