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Pestaggio e rapina via della Pettinara - Lo scorso 13 ottobre l'aggressione in pieno centro - In coma per mesi un 57enne di Allerona - La difesa: "Il ragazzo è distrutto e deve riprendere in mano la sua vita"

Ventenne in carcere per tentato omicidio, si pente e chiede perdono

di Silvana Cortignani
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Pestaggio e rapina in via della Pettinara

Pestaggio e rapina in via della Pettinara

Pestaggio e rapina in via della Pettinara

Pestaggio e rapina in via della Pettinara – I due giovani arrestati nei fotogrammi inediti della videosorveglianza

Pestaggio e rapina in via della Pettinara

Pestaggio e rapina in via della Pettinara – Gli arrestati mentre intercettano la vittima nei fotogrammi inediti della videosorveglianza

Viterbo – “Sono pentito, chiedo perdono”. Pestaggio e rapina in via della Pettinara, chiede scusa alla vittima dal carcere uno dei due ventenni viterbesi arrestati per il tentato omicidio, la sera di domenica 13 ottobre, di Giovanni Maria Farina. 

La difesa: “Il ragazzo è distrutto e deve poter riprendere in mano la sua vita”. 

Incastrati dai filmati della videosorveglianza di un negozio, il 18 ottobre furono arrestati per tentato omicidio a scopo di rapina il ventenne Michele Montalbotti e il 25enne Roberto Vestri.

Entrambi sono tuttora detenuti nel carcere di Mammagialla dove si trovano da quasi otto mesi, mentre per chiudere le indagini mancherebbe ancora la perizia disposta dal pubblico ministero Chiara Capezzuto per ricostruire con esattezza la dinamica dell’accaduto. E stabilire se sia stato il calcio di Montalbotti o il pugno di Vesti, oppure entrambi, a rischiare di uccidere Farina. Una consulenza decisiva per la sorte giudiziaria degli arrestati. 

Farina è il 57enne di Allerona, vicino Orvieto, trovato riverso a terra e portato d’urgenza al pronto soccorso di Belcolle, dove è giunto in coma ed è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico, lo scorso 13 ottobre, in seguito a una brutale aggressione subita quella domenica sera in via della Pettinara, una traversa di piazza della Rocca, nel centralissimo quartiere di San Faustino.

Dopo un lungo ricovero e avere rischiato la vita, Farina a gennaio ha dato i primi segni di risveglio ed è stato poi dimesso dall’ospedale per affrontare un periodo di riabilitazione. 

Pochi giorni prima di Natale, uno dei due giovani, Michele Montalbotti, ha scritto dal carcere, dove era recluso da due mesi, una lettera a Farina, resa nota solo ora, inviata alla famiglia della vittima e nel frattempo depositata agli atti dai difensori Domenico Gorziglia e Samuele De Santis. Una lettera in cui chiede scusa e perdono per quello che ha fatto. 

“Ci tengo a farle sapere – scrive Montalbotti a Farina – che mi dispiace molto per quello che è successo quella maledetta sera e che non ho scritto prima perché stavo pensando a ciò che le ho procurato. Mi scusi signor Farina, se lo faccio solo ora, dopo ben due mesi dall’accaduto. E’ mia ferma intenzione di chiedere scusa umilmente di tutto quello che è accaduto e chiederle il suo perdono, sperando tanto che un giorno potrà perdonarmi”.

“A distanza di otto mesi, vogliamo assolutamente condannare il fatto e prenderne le distanze. Il ragazzo, giovanissimo, è distrutto e ha scritto quello che sentiva nella sua cruda semplicità, deve assolutamente riprendere in mano la sua vita e tornare ad essere un ragazzo normale – dicono i difensori – ha avviato un percorso di resipiscienza e di disintossicazione. In certe situazioni lo sforzo è quello di tornare ad essere un soggetto sociale affidabile. Lo stiamo facendo senza rinunciare a difenderci nelle dovute sedi”. 

“Ho 19 anni e so di avere sbagliato. Purtroppo quella maledetta sera non ero in me e non ero nelle mie piene facoltà, anche perché altrimenti non avrei mai fatto quello che purtroppo è successo, ma che non doveva assolutamente accadere. Purtroppo tutto ciò è dipeso dal troppo uso che ho fatto quella sera di alcol e droga da me assunta. Ci tengo a dirle che tutto ciò non è una giustificazione, è solo per farle capire che non ero in me”, prosegue Montalbotti nella lettera.

“Ho sbagliato ed è giusto che pago. Chiudo questo mio scritto facendole sapere che chiaramente sono pentito di tutto ciò”, conclude il ventenne. 

Il video, acquisito dai poliziotti della squadra mobile, ha immortalato Montalbotti distrarre Farina, mentre Vestri lo avrebbe colpito da dietro atterrandolo. Vestri gli avrebbe sferrato un pugno a tradimento in testa, facendolo precipitare rovinosamente a terra privo di sensi. Montalbotti, a quel punto, avrebbe sferrato un calcio alla testa della vittima. Un compito non facile quello affidato al consulente nominato dalla procura, cui è stata chiesta una integrazione per valutare l’impatto delle azioni di Vestri (che ha sferrato il pugno) e di Montalbotti (che ha dato il calcio) ai fini delle conseguenze e di cosa abbia causato le lesioni che hanno portato al coma. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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5 giugno, 2020

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