Viterbo – (sil.co.) – Tralicci dell’alta tensione fuorilegge sul loro terreno, Terna Spa condannata a risarcire i proprietari del fondo occupato da 22 anni senza esproprio per la costruzione di un elettrodotto. Il tribunale amministrativo del Lazio dà definitivamente ragione ai proprietari. Ma non può ordinare il ripristino: “Danneggerebbe l’economia nazionale”. La società dovrà però risarcirgli il danno e risolvere il problema dell’illegittima occupazione.
Adesso, a distanza di ben ventidue anni, il Tar del Lazio dà definitivamente ragione ai proprietari del terreno, condannando Terna Spa, quale titolare dell’intera rete elettrica nazionale, a proporre alle vittime un risarcimento dei danni derivanti dall’occupazione illegittima, entro 90 giorni dalla notifica della sentenza che è stata pubblicata il 9 giugno.
Parti offese, i proprietari di un fondo sito nel territorio del comune di Viterbo, occupato dal 7 luglio 1998 per la costruzione di un elettrodotto ad alta tensione senza che il procedimento per la costituzione della servitù di elettrodotto sia mai stata portata a compimento dall’Enel all’epoca competente.
Nel 1998 fu presentato un ricorso al Tar del Lazio dai vari proprietari dei terreni attraversati dall’elettrodotto che non ottenne la sospensiva e fu poi respinto nel merito. Il 7 luglio 2003, nel frattempo, è scaduto il termine dell’occupazione temporanea fissato dalla Provincia, senza che il procedimento di espropriazione si fosse concluso. Il 2 aprile 2007 è stata chiesta all’Enel la rimozione dell’elettrodotto e in assenza di risposta fu introdotto un giudizio civile davanti al tribunale di Viterbo che si dichiarò carente di giurisdizione con una sentenza del 2012, passata in giudicato il 25 gennaio 2014.
E arriviamo ai giorni nostri. Il 9 maggio 2018 è stata inviata al ministero delle infrastrutture, al ministero dello sviluppo economico, a Terna Rete Italia e ad Enel Distribuzione un’istanza a provvedere cui ha risposto soltanto il ministero dello sviluppo economico affermando di non aver rilasciato alcun autorizzazione riguardo all’elettrodotto.
In primis, i proprietari del terreno hanno contestato di essere stati privati del pieno godimento del bene senza alcun indennizzo. Il progetto della linea elettrica ad alta tensione, inoltre, non avrebbe tenuto conto delle prescrizioni sull’esclusione della servitù su cortili, giardini, frutteti e aie delle case e dei limiti per le aree in cui si possa ragionevolmente stimare che delle persone trascorrano una parte significativa della giornata.
E-Distribuzione Spa ha ottenuto l’estromissione dal giudizio, essendo la titolarità dell’elettrodotto stata da tempo trasferita a Terna, quale titolare dell’intera rete elettrica nazionale.
“Per quello che riguarda il periodo in cui l’occupazione è divenuta illegittima – spiegano i giudici amministrativi – si tratta di un illecito permanente che può cessare solo mediante la restituzione del bene previa remissione in pristino oppure con la costituzione di servitù tramite un contratto con il titolare del bene o il provvedimento che scaturisce all’esito del procedimento”.
Il Tar del Lazio, però, pur accogliendo il ricorso, non può ordinare la rimozione dell’elettrodotto: “In quanto si tratta di elettrodotto facente parte della rete nazionale di trasporto dell’energia elettrica e quindi la distruzione della cosa sarebbe di pregiudizio all’economia nazionale”.
Ordina quindi all’amministrazione competente, sia essa il ministro dello sviluppo economico o Terna quale gestore della rete elettrica nazionale: “Di costituire con contratto di diritto privato o provvedimento di acquisizione sanante la servitù di elettrodotto venutasi a creare per effetto della condotta divenuta illegittima a seguito del difetto del provvedimento di esproprio, salvo che non ritengano di smantellare gli impianti con restitutio in integrum, disponendo il risarcimento del danno per il periodo di occupazione illegittima”.
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