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Il giornale di mezzanotte - Politica - Il presidente del consiglio comunale Marco Tofone (Lega): "Orte è una realtà esplosiva, assurdo che di fronte a un fatto del genere nessuno abbia speso una parola"

“Macché modello d’integrazione, qui c’è stato un omicidio e tutti fanno finta di niente…”

di Alessandro Castellani
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Marco Tofone

Marco Tofone

Orte - Il centro d'accoglienza Carpe Diem

Orte – Il centro d’accoglienza

Orte – “Orte è finita sulle prime pagine dei giornali perché una persona è morta accoltellata, eppure dai vari esponenti politici locali non si è sentita una parola di condanna o una presa di posizione. Fanno tutti finta di niente”. Marco Tofone, presidente del consiglio comunale di Orte ed esponente della Lega, è sul piede di guerra per l’omicidio di domenica notte al centro d’accoglienza. “Altro che modello d’integrazione, la situazione qui è esplosiva – avverte -. Smettiamo di nascondere la testa sotto la sabbia”.

Secondo lei c’è un problema integrazione a Orte?
“Orte è la città della provincia di Viterbo con la maggior percentuale di stranieri, quindi è chiaro che l’integrazione è un tema fondamentale. Qui ci sono le risorse, cioè le persone che si sono fatte una vita lavorando e inserendosi nel tessuto sociale, e poi ci sono le persone che non si integrano e vivono nell’illegalità, creando problemi”.

Sono più le risorse o i problemi?
“Le persone perbene sono tante e con alcune ho rapporti personali e professionali splendidi, alla faccia di chi dice che i leghisti sono razzisti. Ma per rispondere alla domanda bisognerebbe fare un censimento della popolazione, per capire quanti irregolari ci sono e riorganizzare l’azione amministrativa in base alle reali esigenze del territorio. Per esempio, è strano che certe abitazioni producano sistematicamente molti più rifiuti di quanti dovrebbero secondo i calcoli Tari: cosa succede là dentro, per caso arrivano ospiti tutti i giorni?”.

Lei però fa parte della maggioranza che amministra il comune da 4 anni e in campagna elettorale il censimento l’avevate promesso proprio voi…
“Una promessa non mantenuta, purtroppo. Ma pensiamo a finire il mandato al meglio”.

La sua critica al silenzio della politica di fronte ai fatti di domenica notte è rivolta anche alla maggioranza, dunque?
“La mia critica è rivolta a tutti quelli che fanno politica a Orte e non hanno condannato apertamente l’episodio di violenza che si è verificato. Noi della Lega l’abbiamo fatto e non ho paura di essere l’unico della maggioranza a parlare”.

Anche Fratelli d’Italia l’ha fatto, con una delegazione che si è recata direttamente al centro d’accoglienza. Le è piaciuto il loro intervento?
“Non entro nelle dinamiche e nelle scelte dei vari partiti, io parlo per me e per la Lega. Non ho ritenuto opportuno andare al centro d’accoglienza, piuttosto credo che sia il centro d’accoglienza a doverci dare informazioni precise”.

Di che tipo?
“Non è normale che non si sappia assolutamente nulla delle persone che soggiornano in quella struttura. Cosa fanno, da dove vengono, quali sono le loro condizioni di salute, hanno precedenti penali? Un centro d’accoglienza che si definisce ‘modello della provincia’ deve mettere a disposizione queste informazioni, a maggior ragione con l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. E poi deve attivarsi concretamente per l’integrazione: quante persone di quel centro hanno mai partecipato alla vita economica e sociale di Orte? Io non ne conosco nessuna, sarei lieto di essere smentito”.

Ma un centro d’accoglienza da solo non può cambiare un sistema che si articola a livello nazionale e addirittura sovranazionale…
“Una certa narrazione politica e giornalistica parla spesso di ‘invisibili’, ma io mi chiedo: si sta davvero facendo qualcosa perché queste persone diventino visibili? Qualche tempo fa alcuni ragazzi della struttura furono mandati a pulire le strade, ma poi il progetto si è fermato e non è più ripartito. Iniziative del genere servono come il pane, perché favoriscono l’inserimento dei migranti nei meccanismi della società e riducono il malcontento della popolazione”.

Teme un’ondata di razzismo a Orte?
“Il rischio di uno scontro sociale non è da sottovalutare, la gente è satura. Ho parlato con tanti stranieri che vivono da anni qui e loro sono i primi dispiaciuti e preoccupati per quello che sta succedendo. Non è per niente vero, come disse il sindaco Giuliani, che Orte è un esempio d’integrazione: un posto dove si fa a coltellate per una sedia rotta non è un posto civile. E questa cosa è successa nel centro d’accoglienza, ma sarebbe potuta succedere anche in mezzo alla strada. Bisogna ringraziare le forze dell’ordine, che tutti i giorni si fanno in quattro per mantenere la situazione sotto controllo e che avrebbero bisogno di rinforzi, perché la verità è che Orte è una realtà esplosiva”.

Se lei fosse il sindaco, cosa farebbe?
“Prima di tutto avrei già preso una posizione molto netta di condanna dell’accaduto. E poi istituirei tavoli di lavoro sulla sicurezza e l’integrazione. Magari organizzerei corsi di formazione, stage e attività di volontariato riservate agli stranieri, per favorire il loro inserimento nel tessuto socio-economico. Di sicuro affronterei il problema, non cercherei di nascondere la testa sotto la sabbia”.

Parla da candidato sindaco, se n’è accorto?
“Non sto pensando a questo. Io so di aver fatto la mia parte per spezzare un’egemonia politica che a Orte durava da decenni, ma adesso parlo da persona che vuole bene al suo paese, come cittadino prima ancora che da politico. Questa tragedia è l’occasione per sedersi a tavolino e decidere come affrontare seriamente il problema dell’integrazione, prima che magari Orte si ritrovi nuovamente sulle pagine di cronaca nera”.

Alessandro Castellani


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19 giugno, 2020

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