Viterbo – “Perché le vittime vincano”. E’ un’opera di Sebastian Matta, considerato tra i massimi esponenti del surrealismo internazionale. Nel 1975 l’artista la donò al comune di Tarquinia, dove viveva da anni. Matta, nato in Cile nel 1911, è morto infatti sul litorale laziale. A Civitavecchia, 2002. Un po’ come Caravaggio. Entrambi da esuli.
L’opera di Matta in qualche modo è un inedito. Non è stata mai studiata e il comune l’aveva appesa, pare, su una parete di pietra. Le percolazioni d’acqua, assieme a qualche urto di troppo, sembra abbiano provocato delle lacerazioni.
Ad occuparsi dell’opera, a salvarla e a studiarla per la prima volta sono adesso i ragazzi e le ragazze del quarto anno del corso di conservazione di beni culturali dell’università degli studi della Tuscia coordinati dalla restauratrice Nicoletta Fontani. I laboratori di restauro sono invece diretti dalla docente Unitus Maria Ida Catalano.
Viterbo – “Perché le vittime vincano” – L’opera di Sebastian Matta all’Unitus
Un lavoro importante, sicuramente per queste terre, “Perché le vittime vincano”. Un’opera che, come riporta il testo di una brochure del comune di Tarquinia pubblicato nel centenario della nascita dell’artista, “testimonia l’impegno socio politico di Matta, che dichiarava di avere eseguito l’opera ‘in un momento in cui nel paese dove sono nato sono venuti fuori dei tiranni e io li ho comparati con quelli che in passato si sono dati arie da conquistatori ma che in realtà sono arrivati in America solo per rendere schiavi tutti gli altri'”.
Sebastian Matta con la moglie Germana Ferrari
Un’opera che testimonia anche, assieme ad altri pezzi di storia, l’esistenza di un tessuto politico, con le sue associazioni e organizzazioni, molto radicato e ramificato nella Tuscia. E con il quale Matta era in qualche modo in contatto oppure, in qualche modo, ne rappresentava comunque un simbolo di lotta. Proprio in quelle terre che, tra Tarquinia, Montalto, Canino, Tuscania e Viterbo qualche anno prima avevano vissuto la riforma dell’ente Maremma. Lo sola riforma agraria che il mondo contadino abbia mai conosciuto dal tempo dei Gracchi nell’antica Roma. Terre che, eccezion fatta per il capoluogo della Tuscia, a partire dal dopoguerra, si legarono quasi tutte al partito comunista che in quelle zone condusse battaglie durissime per i diritti dei lavoratori.
Viterbo – L’Università della Tuscia – Complesso di Santa Maria in Gradi
L’opera di Sebastian Matta portata nei laboratori di restauro dell’Unitus qualche giorno fa è un trittico su carta, incollata su tela, realizzato, probabilmente, con tecnica mista. Pastelli ad olio e gessetto.
L’opera verrà sottoposta ad analisi diagnostiche condotte da un laboratorio di scienza dei materiali interno all’università. Le analisi serviranno a studiare la tecnica di esecuzione dell’opera e i materiali utilizzati.
Viterbo – L’Università degli studi della Tuscia
Breton, Magritte e Dalì. Ma anche Le Corbusier e il poeta Garcìa Lorca. Sebastian Matta si colloca lungo questa linea, e ha vissuto da esule. La dittatura cilena, quella di Pinochet salita al potere nel 1973, lo avrebbe perseguitato e ucciso. Tarquinia lo accolse, lo riconobbe e lo celebrò in vita, rendendosi fin da subito conto, almeno allora, chi aveva di fronte. Uno dei più grandi artisti del XX secolo.
“Perché le vittime vincano” è un’opera contro le dittature dell’America latina venute su, tra la fine degli anni ’60 e la seconda metà dei settanta, con l’operazione Condor voluta da agrari e multinazionali, in partnership con i governi statunitensi di Nixon, e del segretario di stato Kissinger. Per ostacolare l’avanzata democratica dei partiti socialisti e comunisti che stavano vincendo le elezioni un po’ in tutto il Sudamerica. In Cile, con Allende, presero anche il potere. Pinochet lo soffocò nel sangue. E, per i successivi vent’anni, un intero paese.
Il colpo di stato in Cile del 1973 – Il palazzo presidenziale bombardato
In quegli anni, a cavallo tra la prima e la seconda metà dei settanta, proprio da queste parti si svilupparono anche movimenti politici caratterizzati da legami importanti con le lotte politiche e sociali che nel frattempo si stavano imponendo sul continente latino americano. Proprio negli anni in cui Matta regalava la sua opera al comune di Tarquinia. Realtà che qualche anno dopo confluirono nel più ampio movimento antinucleare che prese piede in Italia a partire dalla centrale nucleare di Montalto, al centro anche di duri scontri tra manifestanti e forze dell’ordine durante gli anni ’80.
Tarquinia – Centro storico
Gruppi che, come quello di don Franco Magalotti a Valentano, si sono battuti per la libertà e la democrazia, sostenendo apertamente la rivoluzione sandinista in Nicaragua, riuscendo inoltre a liberare alcuni prigionieri politici dalle galere delle dittature sudamericane.
Montalto – Don Franco Magalotti durante una manifestazione contro il nucleare
Lotte, battaglie, speranze, gruppi. Anche in Tuscia. L’opera di Matta è importante pure per questo. Ed è importante che anche per questo venga salvata. “Perché le vittime vincano”.
Daniele Camilli
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