Viterbo – (sil.co.) – L’ultima minaccia alla ex: “Te la farò pagare”. Era la sera del 9 agosto 2017 e la notte successiva il suocero è morto nell’incendio della sua villetta. Dieci giorni dopo l’uomo, un imprenditore, ha tentato il suicidio e ai familiari, nonostante sia stato prosciolto, è rimasto l’atroce sospetto.
A suo carico si è aperto ieri, davanti al giudice Gaetano Mautone, un altro processo, per maltrattamenti in famiglia e stalking, in cui la donna è parte civile.
La ex si era convinta a denunciarlo un anno e mezzo prima, il 15 febbraio 2016, dopo essere stata percossa dal compagno. All’arrivo dei carabinieri, il corpo del convivente fu trovato riverso a terra in un lago di sangue nella taverna dell’abitazione. Anche allora aveva tentato di togliersi la vita tagliandosi le vene dei polsi. Poco prima avrebbe detto ai tre figli: “La mamma è cattiva, mi vuole lasciare, vi seguirò dal cielo”. I fatti sono avvenuti in un piccolo centro del Viterbese.
La coppia sarebbe andata a convivere quando la presunta vittima era ancora giovanissima. Avrebbero quindi tagliato i ponti con la famiglia di lei per otto anni, dal 2006 al 2013.
Casa loro sarebbe stata off limits anche per i genitori della donna: “Ho saputo che avevano avuto un terzo bambino solo quando mia figlia è stata ricoverata d’urgenza per un aneurisma nel 2013”, ha detto la madre. Dopo l’intervento la situazione sarebbe precipitata. Una versione confermata anche dalla sorella: “Non sono venuti neanche al mio matrimonio, si erano fatti terra bruciata, credo che lei fosse completamente succube, erano un nucleo familiare chiuso e impenetrabile”.
L’imputato sarebbe stato un marito e un padre padrone. “Quando è nato il primo figlio ha aggredito i medici in ospedale perché le avevano fatto un cesareo e lui voleva un parto naturale, sono dovuti intervenire i carabinieri”, “Viveva nel terrore che lui si potesse arrabbiare”, “Nel 2015 lei ha avuto un incidente e si è dovuta rifugiare per tre giorni a casa della madre, perché i figli le hanno detto ‘mamma, non tornare a casa che papà ti ammazza”, “Negli ultimi tempi lei dormiva di sotto e lui per ritorsione le teneva spenti il riscaldamento e l’acqua calda”, hanno raccontato la madre e la sorella.
Si è decisa ad andarsene di casa con i figli a marzo 2016, in seguito a un secondo intervento alla testa, per un altro aneurisma. L’imputato fece un falò con i lavoretti di scuola dei bambini e i vestiti della donna, iniziando a minacciare di morte lei e i familiari. Anche il padre e il cognato, scrivendo messaggi tipo: “Ti taglio mani e piedi, non ho altro scopo che rendere la tua vita un inferno”.
La sera prima dell’incendio in cui ha perso la vita il padre, nell’agosto 2017, l’imputato l’avrebbe inseguita mentre era in macchina con i figli. Il più grande l’avrebbe difesa mentre il padre le rompeva gli occhiali. Sono intervenuti i carabinieri. L’avrebbe minacciata per l’ultima volta: “Te la farò pagare”. La notte stessa il suocero è morto nel rogo della sua villetta di legno in campagna e dieci giorni dopo l’imputato ha tentato il suicidio gettandosi da una finestra.
“Ha detto a mia figlia ‘te la farò pagare’ e la notte stessa mio marito è morto nell’incendio. Guarda caso ha tentato il suicidio poi è sparito, siamo sicuri che sia stato lui ad appiccare il fuoco. Eravamo a un punto che ogni volta che squillava il telefono tremavo temendo che fosse successo qualcosa di brutto”, ha ribadito la madre della vittima al termine dell’interrogatorio.
Il processo è appena all’inizio.
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