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Il giornale di mezzanotte - Viterbo - I presidi Massimo Bonelli (Ruffini e istituto Colasanti di Civita Castellana) e Alessandro Ernestini (Santa Rosa) parlano del rientro in classe a settembre - Entrambi non escludono alcune ore di didattica a distanza

“Siamo pronti per riaprire le scuole, ma servono chiarimenti da parte delle istituzioni”

di Maurizia Marcoaldi
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Massimo Giuseppe Bonelli

Massimo Giuseppe Bonelli

 

Alessandro Ernestini

Alessandro Ernestini

Viterbo – L’apertura delle scuole è il 14 settembre. Rimane questa la data da segnare sul calendario delle famiglie italiane. Il Comitato tecnico scientifico ha confermato, nella riunione in videoconferenza del 19 agosto, il parere già espresso il 12.

Nel corso del’incontro qualche tassello in più è stato posizionato nel complicato puzzle della ripartenza. Il quadro però può ancora variare perché il comitato si riunirà nuovamente a fine mese.

E nell’attesa i presidi Massimo Bonelli (liceo Ruffini e istituto Colasanti di Civita Castellana) e Alessandro Ernestini (liceo Santa Rosa) chiariscono di essere pronti per il 14 settembre e commentano le ultime novità della riunione.

“Noi siamo pronti per ripartire in presenza – spiega Bonelli -. Abbiamo trovato spazi, aule e banchi. Abbiamo i protocolli interni per uscite e entrate differenziate. Però sui contagi non possiamo intervenire e quindi aspettiamo ulteriori disposizioni. La situazione dovrà essere chiarita ulteriormente a fine agosto. Vanno monitorati i contagi a ridosso dell’apertura e poi vanno date indicazioni precise. E non escludiamo la didattica a distanza. La soluzione infatti potrebbe essere quella di far stare alcune classi a casa un giorno a settimana. Fare quindi una turnazione”.

Ed ecco quindi che torna protagonista “la scuola da casa”. Una misura che neanche Alessandro Ernestini si sente di escludere.  “Il Santa Rosa – racconta – è pronto a partire, ma non posso garantire la frequenza degli studenti tutti i giorni”.

Ernestini spiega che sarebbero stati necessari spazi in più. “Per quanto riguarda gli spazi, anche giustamente  – precisa – è stata data priorità all’infanzia, alla primaria e alla secondaria di primo grado. A noi delle superiori è stato detto di organizzarci da soli. E così abbiamo fatto. Ho fatto fare delle misurazioni e ho individuato 22 aule che posso utilizzare. Queste stanze possono contenere tra 25 e 30 alunni. Farò entrare i ragazzi nelle aule che possono contenere tutta la classe e gli altri faranno la didattica a distanza. Si profila quindi l’idea dell’alternanza. Il mio obiettivo è quello di far frequentare 4 giorni su 5 il biennio e 3 giorni su 5 il triennio”.

Il dirigente chiarisce anche che “l’organizzazione è frutto di un lavoro che ha fatto leva sulle proprie risorse interne” e che “forse l’unica cosa che verrà fornita è l’aumento dei collaboratori scolastici”.

Bonelli e Ernestini commentano poi le misure delineate nella riunione del 19 agosto. Tra queste c’è  l’obbligo della mascherina per tutti gli studenti con età superiori ai 6 anni, a eccezione di chi è non udente o ha problemi neurologici. E poi qualora ci dovessero essere studenti positivi, si valuterà la situazione caso per caso. In linea generale comunque verrà isolato l’alunno contagiato, poi eventualmente la classe, l’edificio scolastico all’interno dell’istituto e infine soltanto anche l’istituto stesso.

Ma sull’uso della mascherine c’è ancora molto da chiarire. Il fatto che siano obbligatorie le rende indispensabili per tutte le ore passate in classe? Un interrogativo non ancora del tutto chiarito e che desta perplessità.

“Se ci dovesse essere l’obbligo di indossare la mascherina, anche con la distanza tra i banchi, allora è meglio fare lezione da casa  – chiarisce Bonelli -. Sei ore con le mascherine non si può stare. Noi abbiamo lavorato per mettere i banchi a distanza e evitare l’uso costante della mascherina. Ma se le cose cambiano, allora stiamo a casa”.

 Per Enerstini invece la mascherina è soltanto l’ultimo dei possibili problemi. “Se il Cts mi dovesse dire che la mascherina va usata sempre, applicherò scrupolosamente la misura – dice -. Credo che i problemi siano altri: l’organizzazione dei trasporti, aule che non ci sono, mancanza di organici”.

Nel corso della riunione del 19 agosto è stato inoltre ribadito che comincerà il 7 settembre la distribuzione dei primi banchi agli istituti che ne hanno fatto richiesta. Sono circa 2 milioni e mezzo quelli da distribuire in tutta Italia. Il Ruffini ne ha chiesti una novantina. Il Colasanti circa cinquanta e Il Santa Rosa 150. I professori chiariscono però di essere comunque organizzati.

“Abbiamo lavorato con quello che avevamo sia per i banchi che per gli spazi – dice Bonelli -. Non abbiamo chiesto locali, ma abbiamo utilizzato i nostri. Per il Ruffini ho usato l’aula magna e parte dei laboratori. A Civita invece ho sfruttato la sala professori come aula”.

Anche sui protocolli interni, con gli ingressi e le uscite separate, è tutto pronto. Il Santa Rosa per la sede centrale ha individuato 4 ingressi e 4 uscite separate. I dirigenti sono preparati anche a eventuali contagi. “Se c’è un ragazzo che si sente male la primissima cosa da fare è chiamare la famiglia – precisa Ernestini -. Abbiamo una stanza per chi si dovesse sentire male. Poi, se si dovesse attestare la presenza del Covid, chiaramente seguiremo le direttive della Asl”.

Un trafila condivisa anche da Bonelli che però invita a riflettere: “Come facciamo a capire se un ragazzo ha solo la febbre o altro? E’ una situazione complicata. C’è il rischio di allarmismi”.

A pesare sulla ripartenza delle scuole anche l’incognita dei bus. “Sui trasporti non ci sono ancora comunicazioni ufficiali dice Ernestini -. A marzo gli istituti superiori hanno presentato a Cotral un orario uniformato di tutte le scuole. L’azienda poi in una riunione di luglio ha detto che non poteva aumentare le corse e alla fine siamo venuti a sapere che dovrebbe suddividere i mezzi in due fasce di orari, uno alle 8,30 e uno alle 9,30. Il problema è che le scuole non sono state interpellate sui mezzi. E che non c’è una comunicazione ufficiale”.

Per Bonelli molto dipende anche dalla mancanza di indicazioni chiare da seguire. “I mezzi rimangono un problema serio – afferma -. Finché non abbiamo normative precise, che vanno aggiornate in base ai contagi, non si possono organizzare i trasporti”.

Insomma i dirigenti concordano nel dire che la riunione del 19 agosto non è stata certo illuminante. Ancora molto da stabilire. E nell’incertezza le scuole si stanno organizzando da sole. “Molto – conclude Alessandro Ernestini – è lasciato all’autonomia dell’istituto e quindi ci dobbiamo arrangiare. Ovviamente aspettiamo ulteriori disposizioni, magari qualcosa può cambiare. Il problema di questa pandemia è che il ministero e i vari enti sono partiti troppo tardi e noi dirigenti ci siamo dovuti muovere autonomamente. Abbiamo fatto i conti con quello che avevamo”.

“Io vorrei tanto riaprire in presenza  – conclude Bonelli -. Lo voglio per i miei ragazzi, ma c’è ancora tanto da chiarire. Speriamo nella riunione di fine mese”.

Il comitato tecnico scientifico si incontrerà nuovamente con la ministra Azzolina il 29 agosto. La situazione potrà conoscere nuovi sviluppi in base all’andamento dei contagi in Italia. Non è infatti escluso che si possa andare verso una riapertura differenziata su base regionale, qualora ci dovessero essere aree maggiormente interessate dal virus.

Maurizia Marcoaldi


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21 agosto, 2020

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