Viterbo – (sil.co.) – Boom di droga tra gli studenti minorenni, condannati a 5 e a 2 anni di reclusione i presunti spacciatori.
Avrebbero fatto fortuna grazie al passaparola. Tra i clienti minorenni ci sarebbero stati non solo baby-assuntori, ma anche baby-pusher.
I “fornitori” sarebbero stati un tunisino trentenne e un viterbese sulla cinquantina, G.B., entrambi accusati di spaccio aggravato a minori e difesi dagli avvocati Luigi Mancini e Enrico Zibellini.
Il nordafricano sarebbe stato noto tra i giovanissimi col nomignolo di Kimo, l’italiano col nome di battesimo. I minorenni avrebbero saputo come e dove trovarli per ordinare le dosi, tramite telefono o social, a volte senza nemmeno bisogno di incontrarli fisicamente per riceverle. A portare la droga alcune a volte avrebbero provveduto direttamente i coetanei.
I due, che secondo l’accusa avrebbero agito separatamente e non in concorso tra loro, avrebbero fatto fortuna tra i baby-assuntori del capoluogo grazie al passaparola.
Finiti a processo per spaccio davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, sono stati individuati nel 2016 dai carabinieri alle prese con un vorticoso giro di stupefacenti tra gli studenti di varie scuole del capoluogo. Sarebbero stati proprio i minori, interrogati in caserma alla presenza dei genitori, a condurre gli investigatori verso gli imputati. Alcuni di loro, deferiti alla procura minorile per detenzione a fini di spaccio di stupefacenti, sono finiti in guai seri.
Un paio gli episodi che hanno messo sul chi va là gli investigatori. Il 3 maggio 2016, un ragazzino è stato trovato in possesso di 3 grammi di hashish già alle 7,30 del mattino in piazza Crispi, mentre stava andando scuola. Ancora più inquietante il fermo, avvenuto il successivo 3 settembre, giorno del Trasporto della Macchina di Santa Rosa, di un altro minorenne, denunciato per detenzione ai fini di spaccio dopo essersi fatto trovare dai carabinieri con diverse dosi di hashish pronte da spacciare nascoste negli slip.
Innumerevoli secondo quanto emerso durante il processo i ragazzini fermati, interrogati davanti a mamma e papà e poi rilasciati con la raccomandazione di vigilare su di loro alle famiglie.
Da consumatori occasionali a baby spacciatori il passo sarebbe stato breve. Un sospetto che ha spinto gli inquirenti a indagare a 360 gradi per risalire ai fornitori “all’ingrosso” dei minori. Un giro di vite che li ha condotti a due vecchie conoscenze. Per entrambi, ieri, il pm Stefano d’Arma ha chiesto una condanna a due anni e 10mila euro di multa.
Uno è per l’appunto il trentenne tunisino, noto per una serie di piccoli episodi di microspaccio in centro, a Valle Faul e a Pratogiardino. Dopo una lunga camera di consiglio, il collegio lo ha condannato a 2 anni, 2 mesi e 10 giorni di reclusione e a una multa di 5900 euro.
L’altro è l’italiano, un viterbese sulla cinquantina, con un ricco curriculum di precedenti, che proprio nei mesi clou dell’inchiesta, a luglio 2016, si era fatto notare per l’ennesima volta, facendosi fermare in possesso di una discreta quantità di hashish e anche di un coltello di tipo proibito.
Nei suoi confronti il collegio ha avuto la mano decisamente più pesante. Il pusher di mezza età che riforniva secondo l’accusa i minorenni, alcuni dei quali già candidati a diventare a loro volta spacciatori, è stato condannato alla severa pena di 5 anni e 15 giorni di reclusione e a una multa di 10.600 euro, nonché interdetto in perpetuo dai pubblici uffici.
Poteva andare peggio. Entrambi gli imputati, infatti, sono stati assolti da diversi capi d’imputazione, episodi di cessione non dimostrati, per i quali hanno beneficiato della formula “perché il fatto non sussiste”, non essendone emersa prova durante il dibattimento.
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