Roma – La bufera scoppia tra le sedie di scuola. Dal momento che di banchi, nelle aule dello storico liceo classico e scientifico “Socrate”, ancora non ce ne sono. E scoppia nel cuore della città di Roma, nel quartiere Garbatella, dove centinaia di studentesse sono in protesta dopo che, nel primo giorno di scuola, alcune di loro sarebbero state riprese per un abbigliamento “troppo provocante”.
In alcune classi dell’istituto romano, gli allievi stanno facendo lezioni seduti solamente sulle sedie, dal momento che i banchi monoposto ministeriali non sarebbero stati ancora consegnati. Una decisione presa dai vertici scolastici per mantenere le distanze di sicurezza ed evitare che i giovani debbano indossare la mascherina durante tutto l’orario scolastico.
E il problema sta proprio qui. Soprattutto per le giovani studentesse. Senza banchi si vedrebbe “troppo” e per questo la vicepreside ha vietato le minigonne. “Niente minigonne a scuola, sennò ai prof gli cade l’occhio” avrebbe detto dopo il primo giorno di scuola.
Immediata la reazione delle ragazze del collettivo Ribalta femminista, nato appena questa estate “per parlare anche dei problemi minimi che dobbiamo affrontare nella società”. Un cartello affisso fuori fuori dalla classe “Non è colpa nostra” e poi un appello sui social: “I nostri corpi non possono essere oggettificati: domani (oggi, ndr) siete tutte e tutti invitati a venire a scuola con una gonna, ci vestiamo come vogliamo”.
“Andare a scuola in gonna è stata una risposta spontanea – scrivono dalla scuola a nome degli studenti del collettivo politico Galeano e di Ribalta femminista -. Non ci interessa l’episodio singolo, questa è l’occasione per mettere al centro il ruolo della scuola e della comunità scolastica. La scuola è e deve essere una forza motrice nello scardinare la cultura che rende le ragazze e le donne oggetti e colpevoli. È nelle aule che si formano i cittadini e le cittadine di domani, ed è da lì che deve partire una nuova consapevolezza per i nostri corpi e i nostri modi di essere. Il Socrate e la sua comunità di studentesse e studenti e professoresse e professori, ci ha sempre insegnato questo, a conoscere noi stessi e noi stesse ed essere liberi e libere di esprimerci. Che questo sia il momento e il luogo per iniziare una vera rivoluzione culturale e sociale, che oggi più che mai è necessaria”.
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