Cronaca – “Ancora oggi, nel 2020, nel reparto operativo dei carabinieri c’è qualcuno che passa gli atti a qualche imputato. Siamo stanchi di questi inquinamenti probatori che vanno avanti da 11 anni”.
Lo ha affermato oggi in aula il pm Giovanni Musarò nel processo che si svolge a porte chiuse che vede come imputati otto militari dell’arma. L’accusa è di aver depistato le indagini sul caso di Stefano Cucchi, il 31enne romano fermato la notte del 15 ottobre 2009 e morto una settimana dopo mentre era ancora sottoposto a custodia cautelare.
Da quanto si apprende, il pm si riferire ad alcuni documenti depositati la scorsa udienza dal difensore di uno degli imputati e che non sarebbero stati richiesti formalmente.
“Il pm Musarò si alza e denuncia depistaggi in atto e documenti in possesso a un imputato che non poteva avere – ha scritto sul proprio profilo Facebook l’avvocato Fabio Anselmo, difensore della famiglia Cucchi -. “C’è un Giuda, un cavallo di Troia che speriamo di identificare che fornisce atti e documenti per una verità parziale e fuorviante”. Come dire: non abbiamo finito e non finiremo mai di subire interferenze illecite”.
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